Alla fine è sempre una questione di soldi. A qualsiasi livello. Inutile girarci intorno. In una trattativa la leva economica è la prima, seconda, terza, forse anche quarta, ragione di contrasto. Poi viene tutto il resto. A debita distanza. Quindi, pensare che quanto da mesi sta accadendo (in realtà, non accadendo), alla Pro Patria non abbia una chiara e precisa matrice di stretta contabilità significa essere fuori strada. La cessione del 51% del club biancoblu non fa infatti eccezione alla regola aurea di cui sopra. Tanto che è pure servito l’ingresso in scena del grado di separazione Giancarlo Travagin per evitare che Patrizia Testa dovesse passare la mano direttamente a Finnat Fiduciaria (o, se preferite, a Luca Bassi). Ma ad 11 giorni (addietro) dall’iscrizione alla prossima Serie D e a poche ore (solo un auspicio?!) dal raduno dello “Speroni“, il congedo dal verbanese non sembra essere in discussione. Piuttosto, il rischio (più che altro una certezza), è quello di un’altra composizione societaria di transizione in attesa della svolta definitiva. Se mai ci sarà. Visto che la si attende (invano) dal dicembre 2024. Perché le difficoltà non nascono tanto (o non solo) dalla liquidazione dell’attuale azionista di maggioranza, quanto dalla necessità di doversi accollare l’eredità della gestione del club. Con compagni di viaggio ancora tutti da designare. Ma con qualcuno dei nomi fatti che da comprimario potrebbe trasformarsi in protagonista, chissà… Insomma, il 2026/27 sarà per la Pro Patria un’altra (l’ennesima), stagione di passaggio. Nella migliore delle ipotesi, s’intende.                

Se mi lasci non vale

Derubricare le dimissioni dal Consiglio di Amministrazione della Pro Patria dell’Avvocato Rosanna Zema a semplice questione personale sarebbe una superficiale leggerezza di valutazione. A maggior titolo visto che la stessa non ha fornito dettagli in merito. Alimentando la sensazione che la (fu) candidata Presidente al soglio di via Cà Bianca abbia mosso il primo passo (non solo a titolo individuale), nella direzione del disimpegno. Solo qualche giorno fa ipotizzare un futuro biancoblu non a trazione Finnat sarebbe stato avventato. Oggi non lo è decisamente più.

Giovanni Castiglioni

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