L’Amatori Tradate torna a vincere nella seconda giornata del girone regionale. Una prova di gran carattere ha permesso a capitan Azzimonti e compagni di battere un avversario ostico come la Cadetta del Lecco, con uno stretto 16 a 14 finale che riflette l’equilibrio della gara. I favori del pronostico erano a favore della squadra ospite, ma Tradate ha risposto con una prestazione intensa dove ancora una volta la mischia gialloblù ha dominato, ma anche i trequarti hanno fatto la differenza. A raccontarci la partita e non solo ci pensa nientemeno che il tecnico dell’Amatori Silvio Repossini, soddisfatto e galvanizzato dalla bella vittoria ottenuta dai suoi ragazzi e dal suo staff. 

“Sono contentissimo di questa vittoria – esordisce Repossini -. La dimostrazione di carattere che mi han dato i ragazzi contro Lecco è stata fantastica.  La squadra ha giocato insieme come una famiglia, deve esserci questo spirito anche in allenamento. Ci sono state molte mischie che ci hanno fatto guadagnare molti falli, i primi otto hanno fatto un gran lavoro lì davanti. Abbiamo sbagliato poco o nulla, non ho nulla da dire ai ragazzi, sono stati molto bravi. Di solito ho da ridire, questa volta invece non posso, ancora complimenti ai ragazzi. È andato bene tutto, anche i trequarti hanno giocato alla grande”.

Qual è l’obiettivo per le prossime partite?
“Vogliamo assolutamente conquistare altre vittorie. Non vogliamo che quella contro Lecco rimanga l’unica in questo girone. Adesso pensiamo alla prossima sfida contro l’Amatori & Union Milano, che sarà una partita tosta: i nostri trequarti dovranno stare attenti perché loro hanno una linea che muove bene il pallone. Se riusciremo a fermarli negli spazi allargati e saremo dominanti in mischia avremo le nostre possibilità”.

Hai iniziato a giocare nel 1958, poi sei diventato allenatore. Cosa ti manca del campo come giocatore?
“Mi manca tutto. Se ci penso vorrei semplicemente giocare, ma ho settantanove anni e il fisico non me lo permette (ride). Rispetto ai miei tempi il rugby è cambiato molto, è molto più tattico e veloce, ha fatto grandi passi avanti su tutto. Io sono un uomo di mischia e gli impatti vecchio stile li apprezzo, ma ovviamente è un altra storia”.

Invece cosa ti piace di più del ruolo di coach?
“A me piace molto insegnare, prima di tutto cerco di trasmettere cosa significa vivere questo sport, per me è la prima cosa, subito dopo arriva la preparazione tecnica. Mi dedico molto alla squadra e al rugby in generale, mia moglie che è con me da sessantuno anni lo sa bene (ride). Dopo aver smesso di giocare ho allenato molto e alleno ancora, non mi stanco mai del rugby e lavoro sodo insieme allo staff tecnico per far esprimere la squadra al meglio”.

C’è una nazionale che tifi oltre a quella italiana nel 6 Nazioni?
“Ovviamente il Galles. Purtroppo ora non se la cavano bene ma torneranno ad essere competitivi. Sono sempre stato appassionato dalla cultura rugbistica gallese, loro vivono e interpretano questo sport come nessun altro. Sono stato in Galles un sacco di volte e ho conosciuto tanti allenatori e giocatori, persone incredibili e con molti di questi ho ancora contatti, saluto di cuore i miei amici del Mumbles RFC. Mi sono innamorato del Galles tempo fà, negli anni 70′ quando erano una squadra e un movimento rugbistico unico. Negli anni ho spesso organizzato trasferte là dove ho portato con me le squadre che allenavo. Non mi stanco mai del Galles, ci vado spesso e ci tornerò”. 

Chi lo vince il 6 Nazioni?
“Dupont, e quindi la Francia (ironizza)”.

Stefano Sessarego

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