La sconfitta dell’ultima giornata contro Milano per 48-12 ha lasciato l’amaro in bocca al Rugby Varese, soprattutto per la prestazione non all’altezza messa in campo. I biancorossi, dopo un inizio sottotono, hanno saputo in parte reagire nel secondo tempo, mettendo a segno due mete che però non sono state sufficienti a riaprire la partita e a far perdere certezze a Milano. Ora la prossima sfida sarà in casa contro Sondrio, squadra che, nonostante provenga dalla categoria inferiore, possiede un organico importante, con la posizione in classifica e i risultati ottenuti fino ad oggi a dimostrarlo. Sicuramente però, avrà dalla sua maggiore pressione, cosa che si spera possa giocare a favore dei padroni di casa, altamente desiderosi di rialzare la testa dopo la sconfitta subita in terra milanese.

Ai nostri microfoni il vicecapitano del Rugby Varese, Giacomo Sacchetti, esprime chiaramente delusione rispetto alla sconfitta subita contro Milano ma si mostra ottimista riguardo alla prossima sfida contro Sondrio. Insieme a lui, abbiamo parlato anche della sua passione per il rugby, dei suoi idoli in questo sport e di ciò che rappresenta per lui il Rugby Varese, società della quale è ormai un veterano nonostante la giovane età.

Partiamo dall’ultima partita contro Milano, che commento dà a questa sconfitta?
“È stata una partita negativa perché non abbiamo saputo sfruttare i nostri punti di forza che sono i drive e il lancio in touche. Abbiamo un po’ sofferto a livello di tre quarti i loro attacchi nello spazio e il loro reparto offensivo: questo credo sia stato il problema principale e la chiave della loro vittoria. Dal punto di vista personale sono contento perché ha segnato le prime due mete mio fratello, su assist mio, questo mi fa sicuramente piacere, anche perché poi è stato premiato come Man of the Match (Federico Sacchetti). Insomma, una partita un po’ così, tutto sommato un esito abbastanza negativo. Anche a livello di attitudine forse non eravamo come al solito, poi quando Milano parte è difficile da riprendere. All’andata ce l’avevamo fatta al ritorno no”.

È soddisfatto del suo percorso fino ad oggi?
“Sì, sono soddisfatto, anche perché torno da un infortunio abbastanza pesante quale la rottura del crociato. L’inizio anno mi è servito quindi per riprendere confidenza con tutto, nel rugby è sempre complesso ritornare al 100%. Quest’anno però sono vicecapitano, sento la fiducia della squadra, sto bene e le prestazioni stanno piano piano arrivando”.

Andando più su quella che è la sua passione per il rugby, ci racconta com’è nata e come si è sviluppata negli anni?
“È nata molto presto perché io ho iniziato a giocare nel 2005 e sono del 2000, quindi praticamente da quando avevo 4 anni e mezzo. Abitando a Giubiano, proprio a due passi dal campo, ho provato questo sport per la prima volta negli anni dell’asilo e da lì è nata questa passione e non ho mai mollato. Dal 2005 sono tesserato Varese, quest’anno sono quindi 21 anni che indosso la maglia biancorosso, praticamente da sempre. La passione si è sviluppata soprattutto anche grazie al club che mi ha dato veramente tanto negli anni. Fin da piccolo ti fanno viaggiare dappertutto e questo è stato veramente il punto di forza: la possibilità di vedere luoghi di rugby di alto livello come, ad esempio, un torneo fatto in Francia a 10 anni, o quelli a Treviso, tutto questo ha aiutato a coltivare la mia passione. A Varese bisogna fare davvero i complimenti alla gestione del minirugby e di tutto il reparto giovanile. Chiaramente poi, quando a 14-15 anni cominci a diventare competitivo e inizi a conoscere sempre meglio lo sport, tutto diventa più facile”.

Chi è il suo idolo?
“Come idolo non di ruolo, ho Damian McKenzie: giocatore neozelandese che gioca estremo o mediano di apertura. È un giocatore fantastico perché non è tanto grosso fisicamente ma molto creativo. A livello di ruolo invece, i miei idoli sono i due francesi convocati anche al “Sei Nazioni”, due mediani di mischia: Dupont, il giocatore più forte del mondo, e Serin, un giocatore veramente creativo e fantastico, che per certi punti di vista forse mi piace anche più di Dupont”.

Qual è la partita che porta più nel cuore?
“Una Seniores contro Pro Recco nel 2024: era l’ultima partita e chi perdeva andava ai playout e siamo riusciti a vincere noi. È stata davvero incredibile anche perché c’erano tantissime persone allo stadio, cosa che per noi è bellissima: quasi 1000 persone che fanno cori, fumogeni…insomma, un’ambiente e una vittoria veramente bellissima. Giustamente poi abbiamo anche festeggiato fino a tarda notte (ride, ndr)”.

La sconfitta più dolorosa?
“È una di Savona, in trasferta, nel 2023. Con loro è sempre stata una grande battaglia e in quell’occasione avevamo vinto in casa nostra ma abbiamo perso da loro. È stata una guerra incredibile e quando perdi battaglie salvezza è orrendo. Ovviamente c’è rivalità a livello di campo ma a livello umano c’è sempre rispetto, però quella è una partita peraltro giocata male da me in cui ho fatto un ritorno in pullman dove ho passato tutto il tempo in silenzio guardando fuori dal finestrino. Ecco, quella me la ricordo proprio bene come partita peggiore”.

Attualmente cosa rappresenta per lei il Rugby Varese?
“Sembra scontato da dire ma è veramente una famiglia: si legge tanto in giro del volontariato e della passione per il club e questo si respira proprio al 101%, perché è un concetto veramente base all’interno del nostro ambiente. Questo è il nostro punto di forza ma paradossalmente anche il nostro punto debole, perché comunque può essere un impedimento magari alzare il livello perché ci vogliono persone che dedichino davvero tanto tempo, però è una realtà che pian piano sta prendendo sempre più credibilità. Adesso stiamo facendo anche tantissimo dal punto di vista mediatico: abbiamo aperto una pagina podcast, le nostre felpe continuano a “gasare” l’ambiente di Varese, la festa è sempre attesissima e fin da febbraio/marzo in giro si comincia a parlarne, insomma, è una realtà sempre esistente e siamo negli anni più importanti per dare una svolta a livello di credibilità e professionalità all’interno degli sport di Varese: sono anni importanti, perciò, dobbiamo essere molto coinvolgenti e coinvolti”.

Guardando invece alla prossima sfida contro Sondrio, che gara si aspetta?
“Sondrio è una squadra forte, non c’è da nascondersi, è terza in campionato. È una squadra che viene dalla serie C però ha un organico importante, soprattutto in mischia. Noi siamo forti e in casa possiamo provare a vendicare l’ultima prestazione non buona. Secondo me se teniamo a livello fisico possiamo giocarcela, perché al “Levi”, specie nelle ultime di campionato, siamo sempre stati abbastanza rognosi da affrontare. Veniamo da una sconfitta e vogliamo riscattarci. Voglio da parte nostra una prestazione di grande attenzione perché dobbiamo crederci fino in fondo, cosa che ci è un po’ mancata durante l’anno”.

Lorenzo Guidali

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