Capitano della Nazionale, simbolo di affidabilità e orgoglio azzurro, ma prima ancora ragazzo cresciuto tra il PalAlbani e la provincia di Varese (prima a Varano Borghi e poi a Cocquio Trevisago). Thomas Larkin è una delle figure chiave dell’hockey italiano contemporaneo e lo sarà ancor di più dal prossimo 6 febbraio, quando scatteranno le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 (l’esordio della Nazionale di hockey è previsto per mercoledì 11 febbraio contro la Svezia).

Difensore classe 1990, nato a Londra ma hockeysticamente formatosi nella Città Giardino, Larkin rappresenta un unicum nel panorama azzurro: primo giocatore cresciuto in Italia a essere selezionato al Draft NHL, chiamato nel 2009 al quinto giro dai Columbus Blue Jackets, ha costruito una carriera internazionale tra Stati Uniti ed Europa, affermandosi ai massimi livelli dell’hockey tedesco prima all’Adler Mannheim e poi agli Schwenninger Wild Wings. Oggi indossa la “C” sul petto sia con il suo club sia con il Blue Team, ruolo che certifica un percorso fatto di sacrificio, leadership e continuità.

Alla vigilia dei Giochi Olimpici in casa, il legame con Varese, con i Mastini e con il movimento giallonero resta fortissimo, così come la responsabilità di guidare l’Italia nel momento più atteso della sua storia recente. “Siamo carichi – esordisce Larkin –, è da anni che aspettiamo questo momento e ritrovarci alla vigilia delle Olimpiadi a casa nostra ha portato l’adrenalina a livelli massimi. Oramai ci siamo, anche l’aver ritirato il kit e tutto l’abbigliamento apposito è stata un’emozione particolare e adesso stiamo davvero entrando nel vivo di questa esperienza: non vediamo l’ora di scendere sul ghiaccio”.

L’avresti mai detto, quando hai iniziato a pattinare a Varese, che un giorno saresti stato capitano della Nazionale alle Olimpiadi Invernali in Italia?
“Non l’avrei mai neanche pensato. Del resto, non l’avrei mai detto neanche a trent’anni (ride, ndr). Forse è proprio per questo motivo che trovarsi qui fa ancora più effetto”.

Parlare di risultati sportivi in un contesto del genere diventa anche difficile; qual è l’augurio?
“Voglio rappresentare non solo l’Italia, ma il nostro intero movimento: dobbiamo essere fieri di affrontare le squadre più forti del mondo e daremo tutto ciò che abbiamo sia come singoli giocatori che come squadra. E qualche risultato potrebbe anche sorprendere, a patto di farci trovare pronti a tutto e dare sempre il 100%”.

Cosa ti senti di chiedere al pubblico italiano?
“Di tifare e di tifarci, ma soprattutto di apprezzare l’hockey in tutto il suo splendore perché è da 12 anni che non vengono in Italia le stelle dell’NHL: sarà un’esperienza unica. Per quanto ci riguarda cercheremo di proporre il miglior hockey nelle nostre possibilità, perché rappresentare il tuo Paese indossando la maglia Azzurra nelle Olimpiadi di casa dà un’energia diversa che spero i tifosi possano apprezzare”.

Come può crescere l’hockey italiano?
“In Italia è purtroppo uno sport di nicchia, che di fatto si gioca solo a Nord. Come prima cosa bisognerebbe riuscire ad aumentare l’interesse generale, ma soprattutto a investire sulle strutture perché fa riflettere pensare che in Lombardia siano di fatto rimasti due stadi. L’Italia deve crescere strutturalmente e, di riflesso attrarre nuovi sponsor e imprenditori, oltre ad incentivare sempre più i giovani”.

Queste Olimpiadi, ancor più rispetto a Torino 2006, possono essere una vetrina e un trampolino di lancio sia per l’hockey che per gli sport del ghiaccio in generale?
“Assolutamente sì. Noi veterani abbiamo sempre parlato di quanto sia bello poter vivere un momento del genere, ma la nostra vera responsabilità sarà quella di fare in modo che questa opportunità diventi davvero un modo per far crescere l’hockey e gli sport invernali azzurri”.

Attraverso quello che è stato il tuo vissuto, pensi di poter essere visto come un punto di riferimento per le nuove generazioni?
“Se non altro me lo auguro. Di certo il mio percorso dimostra come anche un ragazzo che è cresciuto in una zona tradizionalmente distante dal grande hockey italiano possa arrivare in alto. Sono fiero della mia carriera e spero con tutto il cuore che possa ispirare tanti giovani ad approcciarsi ad uno sport che è in grado di darti davvero tanto”.

Torniamo proprio alle tue prime pattinate: qual è il ricordo più bello legato a Varese?
“Potrei dire la mia intera infanzia al Palaghiaccio. Durante il lockout della stagione 2004/05 ogni squadra aveva almeno tre o quattro giocatori dall’NHL e ricordo oggi come all’epoca tutte le serate passate al Palaghiaccio insieme ai miei amici, che sento tutt’ora, a goderci uno spettacolo senza precedenti; proprio la scorsa estate c’è stata una bella rimpatriata con i miei amici ed è stata una serata fantastica”.

Segui i Mastini?
“Certo, ogni volta che posso. Ho avuto modo di guardare la Coppa Italia, a maggior ragione perché ero interessato a vedere l’Arena Santagiulia, e ho fatto il tifo per loro; peccato per com’è andata”.

Qual è l’augurio che ti senti di fare?
“Continuare a dare il tutto per tutto. Il cambio di allenatore non è mai facile da assimilare, ma è sempre lo spogliatoio a fare la differenza perché ogni cosa parte da ciò che succede tra quelle mura. Sono sicuro che la squadra avrà modo di rendersi protagonista”.

Varese, tra l’altro, è una delle città che, anche soprattutto grazie al nuovo Palaghiaccio e al processo di avvicinamento a Milano-Cortina 2026, ha maggiormente beneficiato del risveglio degli sport del ghiaccio. Ricollegandoci a quanto detto prima, c’è il rischio che questa spinta possa esaurirsi una volta passata l’Olimpiade?
“Spero vivamente di no! Anzi, Varese da questo punto di vista può rappresentare uno dei capisaldi della rinascita dell’intero movimento e mi auguro che le Olimpiadi possano essere soprattutto un trampolino di lancio per spronare tutti noi a migliorare sempre più; ho molto apprezzato, ad esempio, il lavoro che l’HC Varese 1977 sta facendo con il settore giovanile”.

So che ti piacerebbe dare un contributo esperienziale.
“Diciamo che non giocherò per sempre (ride, ndr) e già qualche tempo fa ho avuto la fortuna di essere presente a un camp giallonero, a maggior ragione perché una delle mie bimbe sta iniziando a giocare e ci tenevo tantissimo ad aiutare. Per la carriera che ho avuto sento di avere tanto da condividere: sembra ieri quando partivo da Varese per volare Oltreoceano e mi piacerebbe davvero tanto contribuire alla crescita dei ragazzi che un domani rappresenteranno i colori gialloneri e, spero, della Nazionale. Sarebbe fantastico farne parte; di sicuro, anche solo come tifoso, mi vedrete allo stadio”.

Chiudendo con un’ulteriore riflessione sull’hockey azzurro, quanto sarebbe importante tornare ad avere una Serie A vera e propria?
“Io mi sono innamorato dell’hockey andando a tifare Varese quando giocava contro Asiago, Alleghe e Bolzano: non c’è paragone con oggi. Mi è capitato qualche tempo fa di assistere a una partita della Pallacanestro Varese con mio fratello e il tifo di Masnago mi ha fatto venire i brividi ricordandomi ciò che succedeva al PalAlbani quando ero piccolo; sembrava di essere in Curva a tifare i gialloneri nel 2003. È importante riconoscere quanto Bolzano e Brunico stiano facendo in ICE, ma per l’hockey italiano sarebbe ancor più bello tornare ai fasti di un tempo”.

Calendario Italia – Gruppo B

Svezia – Italia (mercoledì 11 febbraio ore 21.10)
Italia – Slovacchia (venerdì 13 febbraio ore 12.10)
Finlandia – Italia (sabato 14 febbraio ore 16.40)

Matteo Carraro
Foto FISG-Vanna Antonello

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