
Canta Varese una dolce melodia che sa di svolta definitiva. Canta Varese dopo una vittoria, quella contro Napoli per 84-80, per una squadra che infila la quarta vittoria nelle ultime 5 partite, la terza consecutiva. Canta Varese che sogna il ritorno alle Final Eight di Coppa Italia, pensando solo al controllabile ed a ciò che può definire, perché quello che concerne il non programmabile, quello che riguarda gli altri e specificatamente la situazione di Trapani, che molto probabilmente toglierà i due punti conquistati al termine di un’altra partita vera, di un’altra vittoria di alto livello, non è cosa sulla quale si può intervenire.
In attesa però di sentenze, di decisioni o di altro, la Varese che entra nel 2026 è la stessa che saluta il 2025 e non può esserci contemplazione più bella di una squadra che ha trovato finalmente continuità nella vittoria, nella solidità, nella consistenza, nel risultato e perché no, anche negli errori, che sono quelli che ti spingono però ogni giorno a lavorare in palestra, che ti portano a spingerti oltre, che ti danno quella motivazione di spendere tutto su quel parquet che sa poi ripagarti della fatica, dello sforzo, del sudore e talvolta delle lacrime.
Quelle lacrime spesso metaforiche, spesso reali, spese in anni di frustrazione, di paura, di rabbia, sentimenti oggi molto lontani da ciò che è la Pallacanestro Varese, da ciò che prova il suo popolo, tornato in massa a gremire le tribune di Masnago perché capace di identificarsi in una squadra plasmata, costruita, sistemata e oggi definita nelle idee di Kastritis, nella garra di Moore, nelle giocate di Iroegbu e Stewart, nella qualità di Alviti, nel cervello di Renfro, nei muscoli di Nkamhoua, nella varesinità di Librizzi ed Assui che è lo specchio più bello di un progetto entrato a capofitto in una seconda fase di crescita e sviluppo che sta dando i primi frutti.
Perché ci sono notti che lasciano una sensazione di novità, che rilanciano l’ambizione, che guidano il pensiero e la mente oltre lo sguardo rivolto all’indietro portandolo all’orizzonte, nella consapevolezza di non aver fatto ancora nulla e con la stessa certezza di stare costruendo qualcosa di importante, di profondo, di forte: perché questa Varese ora vuole sognare e lo fa controllando al meglio ciò che può controllare nella speranza, nel desiderio, che un sogno che sta prendendo forma giornata dopo giornata non venga spezzato da un qualcosa che non concerne un campo di basket.
Alessandro Burin























