
La stagione del Varese Femminile si avvia verso il traguardo finale con ancora due ostacoli da superare (Real Trezzano e Uesse Sarnico) e con la sensazione di trovarsi davanti a un’annata dai due volti. Da una parte l’entusiasmo di un percorso storico in Coppa Italia (anche se l’Erbusco in finale si è dimostrata essere una squadra fuori categoria), dall’altra un rendimento in campionato che, dopo un ottimo girone d’andata, ha visto il gruppo di Christian Faccone rallentare in maniera abbastanza evidente nelle ultime settimane.
A fare il punto della situazione è il dirigente Luca Manfrin, che analizza senza nascondersi luci e ombre del cammino biancorosso. “Il momento sicuramente non è dei migliori – ammette Manfrin –. Abbiamo vissuto alti e bassi ma, cominciando proprio dalle note positive, direi che quei momenti sono destinati a rimanere nella memoria collettiva: il cammino in Coppa ci ha regalato la possibilità di giocare una finale regionale in un contesto pazzesco e vivere una partita che, da protocollo, prevedere l’inno nazionale all’inizio non è una cosa che capita tutti i giorni. Aggiungo al novero anche la semifinale disputata alle Bustecche: le ragazze sono state letteralmente trascinate da un entusiasmo incontenibile sulle tribune per quella che possiamo definire senza problemi una serata da sogno”.
Il rovescio della medaglia, però, è rappresentato dal rendimento recente in campionato. “Abbiamo inanellato una serie di brutte sconfitte che ovviamente non ci lascia contenti – spiega Manfrin –, partite figlie della problematica principale della nostra stagione: la difficoltà cronica nel concretizzare le occasioni create. Ho perso il conto delle occasioni create e non realizzate durante l’anno, quando invece le altre squadre ci puniscono praticamente al primo tiro in porta. Mettere il pallone all’angolino con tiri da fuori area è ormai diventato il marchio di fabbrica delle nostre avversarie”.
Nessun alibi, però. Il dirigente biancorosso si assume pubblicamente le responsabilità del momento negativo, soprattutto per le scelte offensive fatte in estate dopo l’addio di “miss 99 gol” Michela Lunardi. “Sapevamo che sostituirla non sarebbe stato semplice: abbiamo fatto delle scelte precise per l’attacco e le cose non sono andate come pensavamo. Mi assumo la piena responsabilità di questa problematica e mi dispiace aver messo in difficoltà mister e ragazze per l’assenza di attaccanti in rosa, a eccezione di Di Iorio”. Parole forti, ma accompagnate dalla volontà di proteggere gruppo e staff tecnico: “Non è una bocciatura verso le ragazze o il mister. È un discorso puramente numerico e l’unico che merita di andare dietro la lavagna sono io… magari senza orecchie da asino (sorride, ndr)”.
Nonostante il momento complicato, il bilancio generale resta comunque positivo. Il Varese ha onorato dal primo all’ultimo secondo sia campionato che Coppa, un aspetto che Manfrin considera motivo di grande soddisfazione: “Sin da quando giocavo ho sempre pensato che l’obiettivo dovesse essere arrivare in fondo a tutte le competizioni. Quest’anno le ragazze ci sono riuscite. Ora l’augurio è quello di chiudere il campionato con due vittorie prima di tirare le somme definitive di quello che possiamo definire il primo anno del “nuovo corso”: allenatore che non aveva mai avuto esperienza nel calcio femminile, tante new entri in spogliatoio nuove e l’inizio di un nuovo ciclo dopo quattro stagioni ricche di soddisfazioni”.
Lo sguardo, inevitabilmente, è già rivolto anche al futuro. “Sarà all’insegna della continuità ma con alcune novità che sveleremo pian piano. Di sicuro daremo spazio alle ragazze provenienti dal nostro settore giovanile, e ne approfitto subito per ringraziare ognuna di loro perché il supporto dalla tribuna per tutta la stagione non è mai mancato”.
Infine, spazio anche ad una serie di riflessioni generali a cominciare dal livello di un campionato che sta crescendo in maniera evidente. “È un aspetto sicuramente positivo perché è più stimolante: fino all’anno scorso avevi quasi la certezza di poter battere quattro o cinque squadre anche giocando male, adesso pur giocando bene rischi di perdere contro chiunque. Guardando al nostro orticello, invece, abbiamo imparato che un gruppo numeroso, attacco a parte, non fa che aumentare la sana concorrenza interna: una ragazza può allenarsi bene per tutta la settimana, ma se c’è una compagna che ha fatto ancora meglio allora è giusto che giochi lei. Il mister, inoltre, ha spesso scelto la formazione in funzione alle avversarie che andavamo ad incontrare e anche questo è un aspetto assolutamente positivo. A livello personale, poi, sto imparando tantissimo proprio dalle ragazze: il confronto quotidiano con molte di loro è opportunità di crescita costante”. Lezioni che il Varese Femminile vuole portare con sé verso il futuro, insieme alla consapevolezza di aver posto le basi di un progetto solido e sempre più ambizioso.
Matteo Carraro






























