
Quando si festeggia una grande vittoria come quella ottenuta dal Varese sul Vado (perché sì, al netto della classifica, è stata una gran vittoria soprattutto alla luce del momento biancorosso e della prestazione offerta in campo) è inevitabile che in città si ripropongano determinati discorsi. E se la città in questione è la Varese calcistica, i nuclei tematici non possono che essere due: da una parte (ambito sportivo) la volontà di rivedere la squadra nel professionismo, dall’altra (lato extra-campo) la sempreverde querelle stadio. Due aspetti che dovrebbero incrociarsi per il bene comune, ma che sembrano destinati a viaggiare su binari paralleli.
Il nocciolo della questione è sempre quello: da una parte il Varese (inteso come società) chiede all’Amministrazione determinate garanzie strutturali per salire di categoria, dall’altra Varese (inteso come Comune) chiede alla società di vincere la Serie D per poi ragionare sulla ristrutturazione del Franco Ossola. Un impasse che ad oggi condanna lo storico impianto di Masnago al decadimento. Di per sé il progetto su carta (portato avanti dal club biancorosso in sinergia con Aurora Stadium) esiste dal novembre 2023, ma l’estenuante tira e molla burocratico ha impantanato la procedura e, nel frattempo, nell’aprile 2024 la Commissione di Vigilanza ha dichiarato l’inagibilità del settore Distinti che, da quel momento, non è più stato aperto.
Il lungo silenzio ha alimentato lo scetticismo in città, anche se lo scorso dicembre le parole del Sindaco Davide Galimberti avevano riacceso una fiammella di speranza. Altro fuoco di paglia? Evidentemente per la tifoseria sì. Dopo la debalce di Romentino, la Curva biancorossa aveva ribadito sui social la volontà di presenziare al big match contro il Vado con il solo intento di sostenere i ragazzi in campo, ma soprattutto per ribadire un concetto espresso senza mezzi termini: “Basta prese per il c., sia da parte della società che da parte del comune“. Ambito sportivo e lato extra-campo, almeno da questo punto di vista, si sono incrociati.
La tifoseria organizzata ha tenuto fede alla sua promessa sfoggiando un nuovo repertorio di cori attaccando entrambe le parti.
Il primo a levarsi dalle tribune è stato il seguente:
Che me*** è
questa ca*** di categoria
Senza ambizione
non ci sarà promozione.
Ma quale D (proposta anche la versione con “fosse così“)
noi vogliamo la Serie C (seconda versione con “moriremo in Serie D)
Cui ha fatto seguito (in chiave ironica):
Succederà
La festa si farà
senza l’indonesiano (esplicita allusione alla proprietà del Como)
col nuovo stadio
ce ne andremo in Serie A
Ultimo, ma non meno importante:
Che sarà, che sarà, che sarà
che sarà di ‘sto Varese chi lo sa
Fallimenti e debiti
senza stadio in Serie D
E il Comune che ci farà scomparir
La protesta della tifoseria (che non ha comunque impedito alla Curva di godersi il successo sulla corazzata ligure) ha avuto seguito anche in settimana con l’affissione sulla recinzione dello Stadio di uno striscione altrettanto inequivocabile: “Periodo elettorale, chiacchiere attese. Vogliamo uno stadio degno per il futuro di Varese“. Il messaggio implicito riguarda l’augurio che, con le elezioni del 2027, la questione stadio possa essere usata non come mera propaganda, bensì con l’intento di realizzare davvero una struttura che riqualifichi l’area di Masnago e riporti in auge anche la Varese calcistica (cosa di cui potrebbero beneficiare anche altre discipine). Ad oggi, come già ribadito lo scorso dicembre, si ha solo la certezza che il ping pong tra le parti continuerà a lungo. Se non altro, la città ha alzato la voce: segno che la passione c’è eccome. E non si può spegnere.
Matteo Carraro


























