2025.12.14 - 11a giornata serie A basket UNIPOLSAI - Germani Brescia - Openjobmetis Varese -

E’ stata molto strana la sensazione provata ieri sera uscendo dal PalaLeonessa A2A di Brescia, a testa alta e non con le orecchie basse mò di cane bastonato, com’era stato negli ultimi anni. Finalmente la Pallacanestro Varese riesce a rendere la trasferta in terra bresciana un punto di sviluppo e crescita invece che una mattanza come si era rivelata nelle ultime stagioni, quando scendere in campo sul parquet biancoblu era equivalso a prendere delle sonore scoppole passate alla storia per i parziali finali (leggasi il 116-73 ed il 118-94 delle ultime due trasferte in casa di Bilan e compagni).

Lo ha fatto finalmente scegliendo di interpretare la partita e non lasciandosi travolgere da essa, nei sue vari momenti, benchè probabilmente a cavallo di metà secondo quarto un passaggio alla difesa a zona avrebbe potuto arginare l’emorragia difensiva che ha permesso a Brescia di scappare sul +17 (45-28), trovando con facilità tantissimi punti al ferro, figli di penetrazioni centrali fin troppo semplici. Varese però non si è mai disunita, ha mostrato carattere, compattezza, solidità tattica e tecnica, riuscendo per ben due volte a rientrare in partita e costringendo Brescia a giocare una partita vera fino alla fine, nonostante al 36′ la Germani fosse ritornata sul +17, salvo poi ritrovarsi Iroegbu e compagni a -4 a un minuto dal termine.

Merito di coach Kastritis, in primis, che archiviata la tattica da scrivania di Moreyballiana memoria, ha gestito il match a seconda dei momenti, leggendo perfettamente le varie situazioni di gioco che si sono venute a creare, studiando al meglio il lavoro difensivo sul gioco in post di Brescia, osando anche, come quando ha scelto di mettere Ladurner su Bilan e venendo ripagato con un’ottima prestazione del lungo nativo di Merano, a testimonianza di come anche lui possa essere un elemento utile alla causa.

Merito della squadra che ha saputo dare quei segnali di consistenza, seppur non continui per 40′ (ma farlo in casa della capolista è operazione ardua per chiunque) che sono il segnale più incoraggiante in vista della partita casalinga con Trieste che si configura come passaggio chiave per una squadra che deve ancora decidere cosa vuole essere ed a cosa puntare: se alla pura lotta salvezza, fondamentale, oppure ambire a qualcosa di più.

Per questa seconda strada, però, è necessario porre rimedio all’ultima vera mancanza di questo roster, per un gruppo che anche ieri si è ritrovato orfano di un tiratore puro in grado di dare ulteriore linfa offensiva ad un attacco legato principalmente alle giocate 1v1 di Iroegbu e Stewart o ai colpi di Alviti da oltre l’arco, con Freeman relegato a soli 3 minuti in campo (più che giustificati) che ormai è sul passo d’addio, per una squadra che non può permettersi di tenere un americano a questo livello, soprattutto fisico, dopo essere passata al 6+6 per cercare di ribaltare la sorti di una stagione segnata ancora una volta da un mercato estivo più che deficitario nelle scelte.

Perché alla fine la partita di ieri ha dimostrato ancora una volta come la tattica possa arrivare fino ad un certo punto, poi ci vuole il talento, l’estro, la fantasia e la qualità di chi calca il parquet, com’è stato per Ivanovic e Della Valle che hanno portato la vittoria alla Germani, benché questa volta Varese sia uscita dal PalaLeonessa A2A con una sensazione strana, con la testa alta e non le orecchie basse a mò di cane bastonato com’era stato nelle ultime stagioni anche se con lo stesso risultato: una sconfitta.

Alessandro Burin

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