
L’amarezza del mancato accesso alle Final Eight da smaltire in fretta perché il nuovo campionato, ridisegnato dall’esclusione di Trapani, non permette pause. La Pallacanestro Varese che ha lasciato a Treviso la possibilità di tornare a giocare il secondo trofeo nazionale, dopo la partecipazione nell’anno degli Immarcabili, ha in testa solo una missione, ossia tornare subito alla vittoria in un campionato in cui, complice anche il -2 figlio dell’esclusione dal campionato dei siciliani, ha riportato i biancorossi all’undicesimo posto, a soli 4 punti dalla zona salvezza.
Il girone di ritorno, però, pone subito un ostacolo tutt’altro che agevole sulle strada dei biancorossi, visto che domenica a Masnago arriva la Reyer Venezia, che, seppur con i dubbi Parks e Bowman (il primo dovrebbe essere in campo, il secondo molto più complicato) è squadra quadrata e fisica, che nell’ultima giornata ha dato filo da torcere alla Virtus Bologna per 37′ prima di pagare la maggior qualità dei giocatori bianconeri.
Una partita, quindi, sicuramente probante ma che Varese ha già dimostrato di potersi giocare a viso aperto nella gara d’andata quando, sul parquet del Taliercio, Iroegbu e compagni, ancora in piena fase di assestamento e ricostruzione (era presente e giocò ancora Moody, Librizzi fu messo ko da un virus e non c’era ancora Stewart) si arresero solo nel finale.
A portarci sempre più dentro questa partita ma anche nel fare un punto sul cammino disputato fino a qui in campionato dai biancorossi ci ha pensato coach Matteo Jemoli, assistente di Kastritis.
Partiamo dalla sconfitta di Treviso: approccio mentale sbagliato o stanchezza fisica?
“Non credo sia stata una sconfitta figlia di un discorso fisico, se non nel finale della partita quando siamo arrivati un po’ con la lingua fuori per lo sforzo fatto nel recuperare lo svantaggio accumulato nei primi 25 minuti. Non abbiamo approcciato la partita nel modo giusto a livello di fisicità, energia e concentrazione mentale ed è una cosa su cui sicuramente lavoreremo”.
Quanto è stato lo sconforto per non essere andati alle Final Eight?
“Sicuramente era un obiettivo che volevamo raggiungere. Un po’ di dispiacere c’è, però come tutte le cose uno se le deve meritare: vuol dire che non abbiamo fatto abbastanza per meritarci di andare a Torino. Ci sono state anche altre partite in cui potevamo fare meglio, non solo quella di Treviso”.
E’ apparsa evidente la difficoltà della squadra nel sopperire all’assenza anche solo di un singolo. Era stato così con Udine è stato altrettanto con Treviso…
“Senza dubbio, come per tante squadre, quando ti manca una pedina importante come è stato Moore con Treviso o Alviti con Udine, l’equilibrio di squadra viene meno. Sta però alla squadra, soprattutto chi solitamente gioca meno, trovare le risorse per sopperire a queste mancanze. Chi parte dalla panchina deve farsi trovare pronto sempre, a maggior ragione in momenti di difficoltà come domenica”.
Fa un pò specie la gestione avvenuta fin qui di Ladurner: perché sta avendo così poco spazio?
“È un discorso di rotazioni: Renfro copre una buona fetta di minuti da “5” e quando utilizziamo Nkamhoua in quel ruolo i minuti disponibili sono ancora più risicati. La cosa importante è che noi, come staff, reputiamo fondamentale il lavoro e la serietà che Max mette in allenamento. Lui, come Mauro e Allerik, sono una parte fondamentale del gruppo e del lavoro quotidiano anche se giocano meno”.
Che bilancio possiamo tracciare di questa prima parte di stagione?
“Il bilancio di una squadra che, tramite il lavoro in palestra, è migliorata. Il mercato, poi, ci ha dato una mano, con gli arrivi di Iroegbu e Stewart che hanno indubbiamente alzato la qualità sugli esterni e della squadra in generale e va dato merito al club ed in particolare al management per averli presi. La squadra ha capito l’importanza del lavoro settimanale: dobbiamo avere meno blackout all’interno delle partite e giocare sempre con grande aggressività e intensità”.
Come, secondo lei, l’addio di Trapani cambia gli equilibri e le ambizioni della stessa Varese?
“Senza dubbio non è bello vedersi togliere una vittoria, ma ci sono regolamenti che vanno rispettati e su questo c’è poco da commentare. A noi interessano soprattutto le prestazioni: nelle ultime settimane, anche a Treviso, abbiamo dato una risposta e con un po’ più di pazienza e qualche giocata migliore avremmo potuto portarla a casa, soprattutto ai liberi. In questo momento avremmo parlato di altro. La classifica è molto corta: dobbiamo guardare solo alla prossima partita, perché per noi ogni domenica è una sfida”.
Trapani è stata una tappa della sua carriera di allenatore, che effetto le fa vedere questa situazione?
“Mi dispiace molto perché a Trapani ho tanti amici che seguono il basket e sono tifosi. La città ha una passione clamorosa per la pallacanestro: basti pensare al numero di abbonati, alle persone che seguivano la squadra in trasferta e al calore del palazzetto. Anche negli anni in cui sono stato lì mi sono trovato benissimo con tutti. C’è tanta passione ed è un grande peccato che sia finita così”.
Tornando al campionato, ora arriva la sfida con Venezia: cosa cambia rispetto alla gara di andata?
“Siamo sicuramente una squadra diversa per qualità, compattezza e consapevolezza di squadra. Venezia è forte ed esperta, nelle ultime settimane ha dovuto fare a meno di Bowman e Parks, ma sia in Coppa sia in campionato ha dimostrato di avere identità e solidità, trovando sempre protagonisti diversi. Hanno grande qualità nel roster e lo hanno dimostrato giocando molto bene contro la Virtus per 37 minuti. Sarà una partita da aggredire, da giocare con intensità e fisicità per pareggiare le loro qualità”.
Alessandro Burin























