
Da Cantù a Cantù, sebbene con la maglia di Saronno. Il percorso di Giacomo Bloise, playmaker della squadra biancoazzurra, è il tipico cerchio che si chiude dopo tanti anni di onorata carriera, in un percorso che lo ha riportato dove tutto è iniziato per far sì che qualcosa di nuovo nasca.
Una ripartenza per Bloise che arriva dopo la rottura del crociato e un lungo periodo di recupero di circa 10 mesi che lo ha fortificato soprattutto nello spirito e nella convinzione di avere ancora tanto da dare al mondo della pallacanestro, come ha già dimostrato in queste prime settimane in maglia Saronno, dove sta contribuendo fattivamente alla rincorsa salvezza della squadra di coach Ansaloni, portando esperienza e leadership al gruppo.
Partiamo dalla vittoria con Gazzada: larga ed importante per sognare addirittura la salvezza diretta, cosa che fino a qualche tempo fa sembrava impossibile…
“Sicuramente è stata una vittoria che dà morale e fiducia, perché vincere fa bene e se lo fai come abbiamo fatto noi a Gazzada ancora di più. Era una prova di maturità per noi e l’abbiamo superata benissimo su un campo difficilissimo, questo ci dà fiducia per la corsa verso la salvezza diretta”.
E’ tornato in campo dopo tantissimi mesi. L’emozione provata?
“Tantissima. Sono passati 10 mesi lunghi e complicati. Ho lavorato in maniera importante a livello sia fisico che mentale. Quando succedono infortuni come questi (rottura del crociato anteriore, ndr), non è facile recuperare e in più avevo la finestra di mercato che incombeva a febbraio, quindi una doppia corsa. E’ stata una partita strana contro Gazzada perché a porte chiuse ma comunque le sensazioni sono state buone, sono andato bene e spero di continuare così”.
Dopo la scorsa stagione a Gallarate e l’infortunio ha avuto paura di dover chiudere lì con il basket giocato?
“No, assolutamente no. Non ho mai pensato di chiudere quest’anno ed anzi, ho avuto uno stimolo in più per rientrare”.
Cosa l’ha spinta ad andare avanti?
“Amando la pallacanestro l’idea di smettere non è ancora nei miei piani. Volevo chiudere al meglio e non con un crociato rotto”.
Perché ha scelto Saronno per ripartire e che squadra ha trovato?
“Mi hanno cercato fin da subito, in un momento complicato di stagione con una squadra molto giovane avevano bisogno di qualcuno con esperienza, leadership e che desse qualcosa in più nei momenti decisivi. Ho trovato una squadra non estremamente serena vista la classifica ma allo stesso tempo consapevole delle proprie potenzialità. Sono ragazzi giovani che capiscono la pressione ma fino a un certo punto, ho notato però fin da subito le qualità per fare bene fino a fine stagione e così stiamo facendo nelle ultime partite”.
Certo che per un canturino trovare coinvolto nuovamente in Progetto Giovani è un pò come un cerchio che si chiude..
“Si e anche questo mi ha spinto a scegliere Saronno. Volevano qualcuno che portasse anche i valori di Cantù ai ragazzi e per me è stata una cosa bella, di responsabilità ed è un tornare a casa. Son partito da ragazzino e tornato da uomo maturo, cercando ora di fare quello che a un tempo fecero con me grandi campioni, insegnandomi molto”.
Dopo i playout dell’anno scorso con Gallarate sarebbe pronto a riviverli con Saronno e pensa che la squadra abbia le carte in regola ora per salvarsi?
“I finali di stagione sono sempre molto pazzi, ci sono partite che saranno più sporche, si alza il livello di tensione, quindi tutto è possibile. Possiamo andare ai playout come salvarci direttamente. Abbiamo un roster molto lungo e con tante armi nel nostro arsenale, ci stiamo ritrovando tutti e credo che possiamo toglierci grandi soddisfazioni in questo finale di stagione”.
Prossimo match con Nerviano, che gara si aspetta?
“Loro sono una squadra all’opposto di noi, giocano un basket molto più fisico. Sarà una partita difficilissima, cercheremo di fare il nostro gioco, preparandoci al meglio perché in ogni caso proveremo a trovare una vittoria davanti al nostro pubblico per proiettarci ancora più in alto in classifica”.
Alessandro Burin























