Il nostro viaggio alla scoperta delle arti marziali torna a far tappa a Busto Arsizio, dove il Maestro Malaguti, forte di una lunga esperienza nella pratica e nell’insegnamento del Judo e autore di un libro dedicato al Koshiki no kata, ci accompagna alla scoperta di un aspetto tanto affascinante quanto ricco di storia della disciplina giapponese. Al centro del nuovo appuntamento ci sono i dan, ovvero i gradi conseguiti dopo la cintura nera, e il loro riconoscimento da parte del Kodokan di Tokyo, la scuola fondata da Jigoro Kano e considerata la casa madre del Judo.

Un riconoscimento che, come sottolinea Malaguti, va ben oltre il semplice valore tecnico e agonistico. Tra gradi, kata e tradizione, il Maestro ci racconta così il significato di un percorso che affonda le proprie radici nella storia stessa del Judo.
Maestro Malaguti, cosa sono i dan nel Judo?
“La traduzione dal giapponese del termine dan può avere molteplici significati, tra i quali anche livello o ritmo; in generale, i dan sono i gradi che si ottengono dopo il conseguimento della cintura nera. Invece, i gradi che si ottengono durante il conseguimento di tutte le cinture colorate del Judo si definiscono in giapponese come kyu“.

Quale valore hanno i dan riconosciuti dal Kodokan di Tokyo?
“Si tratta dei propri gradi dopo la cintura nera, riconosciuti proprio dal Kodokan di Tokyo, ossia dalla Scuola di Judo fondata dal codificatore Jigoro Kano; il Kodokan giapponese riconosce in generale solo quei dan successivi al conseguimento del sesto dan. Nel Judo vigono due enti: l’International Judo Federation (IJF) e l’European Judo Union (EJU)“.

Cosa prevede l’esame del Kodokan?
“Il corretto svolgimento delle tecniche judoistiche, tra le quali proiezioni, leve articolari, tecniche in piedi e di lotta a terra; poi anche il kata, che si svolge in coppia; nel Judo un solo kata si svolge individualmente. Le due cinture nere secondo dan, Enrico Buga e Andrea Cassani di ASD Judo Nerviano, sono in attesa del riconoscimento del secondo dan da parte del Kodokan di Tokyo, mentre Gianpiero Migliavacca del Judo Faloppio Kimeru Academy di Faloppio, quarto dan, è in attesa del riconoscimento del quarto dan da parte del Kodokan di Tokyo”.

Lei lo ha svolto?
“No, perché devo attendere molti anni per poter accedere all’esame per il conseguimento dell’ottavo dan, riconosciuto dal Kodokan; al di fuori del Giappone, Paese del Sol Levante che visito ogni anno, pochissimi hanno l’ottavo dan Kodokan Tokyo; personalmente sono cintura nera di Judo, settimo dan FIJLKAM e settimo dan Kodokan”.

Quale kata ha dimostrato?
“Il Koshiki no kata, del quale mi occupo già da decenni, e ho ottenuto, come nelle edizioni precedenti, un ottimo risultato. Anche in merito allo svolgimento del Koshiki no kata, il lato sportivo si sta ben diffondendo, ma ritengo che l’aspetto agonistico trascuri in parte l’aspetto tradizionale e storico-culturale di tale kata, in favore del clima gara”.

Presso il Kodokan si svolge un corso?
“Sì, e vi partecipano judoka e docenti provenienti da tutto il mondo; in otto giorni vengono spiegati e analizzati tutti i kata del Judo ufficiali, riconosciuti dal Kodokan di Tokyo, in modo dettagliato ed esaustivo; al seguito rilasciano un diploma di partecipazione, che molti appendono in palestra come se fosse una reliquia, al ritorno di un pellegrinaggio alle origini del Judo”.

Cosa ne pensa della nazionale italiana di kata nel Judo?
“Ammetto che disponiamo di ottimi atleti, sia uomini sia donne, che eseguono dei validi kata nell’ambito sportivo”.

Nabil Morcos

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