
E’ cambiato tutto in casa Pallacanestro Varese. Dai lavori strutturali al Campus, visibili già dall’esterno con la nuova area ristorante, all’interno con le porte in vetro che danno sul campo 2 di allenamento, quello utilizzato dalla prima squadra, opacizzate per non far vedere dentro (come se si nascondessero dei misteri…), alla scritta sul muro della palestra che capeggia sul parquet “NOI SIAMO VARESE” a testimoniare il forte senso di appartenenza tra società, squadra e città; ad ovviamente e soprattutto, la squadra in campo.
Nella mattinata, infatti, il club ha aperto le porte per la parte finale dell’allenamento alla stampa: tanta intensità, tanti errori come normale che sia in questo momento della stagione, ma anche qualche indicazione subito interessante. Della Valle e Kamagate, così come Roby, esclusi dal 5vs5 con contatto a cui abbiamo potuto assistere, presente fuori dal campo anche il neo arrivato Duke Jr (da pronunciare Duc all’italiana), a colloquio con il GM Sogolow per gran parte dell’allenamento e che dovrà recuperare anche lui da un piccolo problema alla mano destra. Per loro tempi di recupero più o meno simili: nella peggiore delle ipotesi saranno a completa disposizione tra la prima e la seconda settimana di settembre ma comunque pienamente in forma per l’inizio del campionato.
Gli altri tutti in campo agli ordini di coach Kastritis e del suo nutrito staff: impressionante la prestanza fisica sugli esterni di Nikolic, per un corpo che negli ultimi anni a Varese si è visto davvero poche volte; già chiara la differenza di caratteristiche in cabina di regia tra quello che era il gioco impostato da Iroegbu e Stewart nella passata stagione e quello che invece guida McDowell-White, molto più regista e meno scorer (nemmeno un tiro tentato stamane). Interessante, poi, è stato notare come Hale sia ottimo trattatore di palla oltre che scorer, impiegato spesso nella prima gestione della palla. Proprio legato al pallone una chicca curiosa: i biancorossi quest’anno si alleneranno tre giorni alla settimana con il pallone Winston targato BCL e tre con quello di LBA, per abituare le mani alla diversa presa e grip dei due modelli.
Tornando ai giocatori, subito inseriti nel contesto, ovviamente, i “vecchi”: Ladurner, Villa e soprattutto Alviti e Librizzi, subito leader del gruppo. Insomma, il cantiere dei biancorossi è aperto ed i lavori procedono spediti, circondati da un’aria sensibilmente diversa dalle altre stagioni, dove si percepisce il peso della responsabilità ma anche la spinta dell’ambizione mosse da un mercato di primo livello che ora va confermato in campo, che si parli d’Italia o d’Europa, senza alcun tipo di differenza e con la voglia di regalare un sogno ad una città intera.
Alessandro Burin






















