A volte il destino si diverte a giocare con le emozioni ed i sentimenti degli uomini, che si ritrovano così difronte a situazioni tanto scomode quanto inaspettate tanto da aprire scenari inattesi nel giro di breve tempo. La storia tra destino e sport è una lunga lieson d’amore fatta di intrecci, sfide, corsi e ricorsi storici, fulcro e motore della bellezza stessa dello sport.
Ed è proprio una storia d’amore, finita e pure male, quella che il destino ha deciso di mettere al centro di una sfida cruciale per il destino di due squadre, la UNAHOTELS Reggio Emilia e la Openjobmetis Varese, nella sfida di domenica alla Unipolsai Arena.

Attilio Caja ritroverà il suo recentissimo passato, lasciato gettando gli stracci in un caldo sabato pomeriggio di settembre, quando quasi come un fulmine a ciel sereno, fu resa nota la notizia dell’esonero del coach pavese da parte della Pallacanestro Varese. Una decisione che è arrivata al culmine di un rapporto tormentato fin dagli albori e per certi versi strano, visti gli ottimi risultati sul campo raggiunti dai biancorossi con in panchina Artiglio, sia alla sua prima esperienza nel 2015, quando rilevò a metà stagione la squadra dopo le dimissioni del Poz portandola alla salvezza e ripresa due anni dopo in un quadriennio che definire proficuo è poco. Si ricordano ad esempio il raggiungimento dei playoff dopo 6 anni di attesa in casa biancorossa, una finale europea tanto desiderata quanto amara per tutto il popolo varesino e una serie di grandi partite che hanno regalato gioie ed emozioni a tutta la Città Giardino.

Ma dietro questo lato sportivo, assolutamente positivo visto il rapporto tra le disponibilità economiche con le quali sono state costruite quelle squadre ed i risultati raggiunti, si è nascosto per anni un lato umano e relazionale completamente logorante e al di fuori della sopportazione nell’ambiente varesino. 
La società biancorossa infatti dallo scorso maggio ha inaugurato un nuovo ciclo triennale che deve portare risultati nell’ottica ed egida di una totale rivalorizzazione del brand Pallacanestro Varese non solo in provincia ma su tutto il territorio, motivo per il quale è stato compiuto il colpo Luis Scola, oltre all’ovvio risvolto sul campo. Un discorso di riscoperta dei valori ed immedesimazione di tutto un territorio verso la squadra e la società biancorossa che non si rispecchiava più con i metodi ed i modi del suo capo sportivo, lato questo messo in luce proprio da due uomini che di grandi squadre e grandi spogliatoio se ne intendono, come El General e Douglas, i primi ad esprimere perplessità sugli atteggiamenti del coach pavese nello spogliatoio durante la settimana ed in partita. Perplessità confermate da una società stanca dei modi di fare del coach di Pavia e che sapeva bene di non poter costruire uno zoccolo duro di squadra per più anni, su un rapporto umano e di dialogo tra coach e giocatori completamente al minimo.

Uno smacco enorme per Caja che era convinto di essere, ed era considerato da gran parte della tifoseria, il vero uomo in più della Varese degli ultimi anni, capace di cavare il sangue dalle rape, come spesso si suol dire a complimento del lavoro di Artiglio, forte degli ottimi risultati ottenuti nel tempo sul campo.
Ma per alcune società i valori, la tradizione ed alcune regole non scritte in termini di rispetto e convivialità nella quotidianità vanno ben oltre i risultati e la scelta di separarsi, che scosse un’intera tifoseria in maniera completamente inaspettata, torna oggi di attualità più che mai, in un faccia a faccia che si preannuncia a dir poco elettrico, per uno scontro che si porta dietro ben più di due punti in classifica.

Alessandro Burin

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui