
Nato con il cuore meneghino, conquistato dal mondo Pallacanestro Varese. Andrea Longoni è oggi assistente allenatore dell’Under 15, capo allenatore dell’Under 17 Eccellenza di Varese Basketball e aiuto allenatore della prima squadra biancorossa. Un percorso costruito passo dopo passo, partendo da giocatore nelle giovanili di alto livello targate Olimpia Milano fino alla scelta consapevole di dedicarsi completamente alla carriera di allenatore.
Un percorso fatto di rapporti speciali, di studio, di insegnamenti ma soprattutto di tanto, tantissimo lavoro, che Longoni ci racconta così.
Partiamo da una panoramica generale del suo percorso nella pallacanestro fino ad oggi…
“Ho fatto tutte le giovanili in Olimpia Milano, poi ho scelto di fare l’università e diventare allenatore, pensando di poter arrivare più lontano rispetto a quanto avrei fatto da giocatore. Alleno da quando ho 19 anni, ora ne ho 32. Faccio l’allenatore a tempo pieno dal post-Covid: ho iniziato a Desio, vincendo la C Gold come assistente, poi sono passato da Verona, Piacenza e infine Varese quest’anno.”
Com’è stato crescere in un settore giovanile come quello di Olimpia Milano?
“Sono un tifoso dell’Olimpia, quindi per me è stato un sogno. Non mi interessava fare punti o mettermi in mostra, ma indossare quella maglia e contribuire ai risultati della squadra e della società. Essere poco egoista e mettermi al servizio del gruppo è qualcosa che oggi mi aiuta molto nel lavoro quotidiano: sono diventato un uomo squadra.
Gestire la pressione è stato fondamentale: ogni anno si giocava per vincere lo Scudetto, eravamo quelli che dovevano dimostrare di meritare quella maglia.”
Che giocatore era?
“Galbiati mi definiva il suo ‘cagnaccio’ difensivo, un classico three-and-D. Riuscivo a giocare in tutti i ruoli tranne quello di centro.”
Che rapporto ha con Paolo Galbiati?
“Io e Paolo ci siamo conosciuti quando avevo 13 anni: lui allenava contro di noi. Poi è arrivato a Milano nel mio primo anno Under 17, prima come assistente e poi come capo allenatore. È stato il mio allenatore per quattro anni.
Ho avuto la fortuna di lavorare con tecnici di alto livello come Fioretti, Bizzozero, Gandini, Casati, Leoni e Vantaggiati, ma con Galbiati ho costruito un rapporto che dura ancora oggi. Penso che sia anche merito suo se sono arrivato fin qui.
Di lui mi porto dietro soprattutto la passione: è una persona che starebbe in palestra ad allenare 24 ore su 24, ed è qualcosa che ci accomuna. Lo vedevo già ad agosto, durante gli allenamenti individuali nella secondaria del PalaLido. È cresciuto molto come allenatore, ma la passione che trasmette non è mai cambiata, ed è anche per questo che è così apprezzato.”
Quanto le è servito crescere e fare esperienza in un mondo come quello minors?
“Le esperienze nei campionati minors mi fanno apprezzare ancora di più quello che ho oggi. Qui c’è un’organizzazione incredibile: cura dei dettagli, attenzione allo sviluppo dei giocatori, confronto continuo.
A quei livelli spesso devi fare tutto da solo: io ho allenato quasi sempre senza assistenti, mentre ora è il primo anno in cui posso confrontarmi quotidianamente con uno staff.
Allo stesso tempo, nei minors c’è un rapporto umano diverso, più familiare. Qui invece il lavoro è molto più orientato agli obiettivi.”
Com’è stato l’ambientamento al mondo Pallacanestro Varese?
“Ci ho messo un po’ ad abituarmi ai ritmi e al modo di lavorare settimanale. Ho sempre lavorato molto sull’individuale, ma qui la cura della crescita del singolo giocatore è impressionante.
Nel settore giovanile l’obiettivo principale è sviluppare i ragazzi, e dal punto di vista tecnico è un tipo di basket che mi è sempre piaciuto. Per questo mi sono trovato bene fin da subito.”
Che rapporto ha con coach Kastritis?
“Mi ritengo fortunato: nelle varie esperienze ho lavorato con ottimi allenatori, ma con Kastritis è la prima volta che mi sento così coinvolto. Ognuno ha compiti ben precisi, ed è una persona di grande spessore.
Capisci perché sta facendo la carriera che sta facendo: la differenza la vedi nei rapporti e nei dettagli. È molto esigente e diretto, ma fuori dal campo è disponibile, scherza e crea un ambiente positivo. Mi trovo davvero bene.”
Obiettivi personali a breve termine?
“Spero di raggiungere i playoff: vivere Masnago da aiuto allenatore di Varese, dopo averlo visto da avversario, è qualcosa di speciale. Quando il palazzetto si accende, l’energia si sente davvero.
Con l’Under 17 abbiamo avuto tanti infortuni durante l’anno, ma stiamo disputando la Coppa Lombardia e vogliamo vincerla, anche portando spesso ragazzi dell’Under 15 con noi. In questo momento siamo primi e vogliamo mantenere alto il livello di gioco.
Con l’Under 15 entrambi i gruppi sono arrivati all’interzona: l’obiettivo è portarli alle finali nazionali.”
Alessandro Burin























