C’è una nuova pagina da scrivere per Corrado Cotta che, dopo le ultime esperienze italiane, è ufficialmente approdato in Svizzera per iniziare l’avventura sulla panchina del Paradiso, formazione ticinese attesa al via della Promotion League con la voglia di riscattare una stagione complicatissima ma che è valsa comunque la salvezza.

Un campionato diverso in un contesto diverso che l’esperto tecnico di Villa Guardia conosce, ma non ha mai vissuto direttamente sulla propria pelle. E, a modo suo, Cotta apre la nostra chiacchierata con la sua proverbiale ironia: “Sono in Paradiso! Se andiamo a valutare la denominazione si sta da dio (ride, ndr). Per adesso, però, chiamiamolo Purgatorio: se le cose se vanno bene allora sarò davvero in Paradiso, ma dovessero andare male è un attimo trovarsi all’Inferno”.

Com’è nata questa avventura?
“Mi ha chiamato già la scorsa stagione il direttore sportivo Alessandro Grigoletto che conosco da tantissimi anni. Anche questa realtà non era nuova per me: conoscevo già la società e la struttura perché ogni tanto andavo a vedere il mio amico Beppe Sannino (nel gennaio del 2024, tra l’altro, il Varese di Cotta aveva proprio sfidato il Paradiso di Sannino in amichevole alle Bustecche, ndr). L’anno scorso Grigoletto mi ha chiesto una mano per affiancare mister Andrea Agostinelli che poi, per dinamiche di calcio, è stato esonerato a tre giornate dalla fine; la panchina è andata allo storico secondo del Paradiso, Vincenzo Saladino, ho provato a dargli una mano nel gestire la situazione e siamo riusciti a portare a casa la salvezza. Poi, un po’ a sorpresa, il direttore mi ha chiamato in sede per parlare con il presidente: abbiamo fatto due chiacchiere e, di fatto, hanno deciso loro di prendermi. Io questo tipo di esperienza non l’avevo mai fatta e sono contento di andare a vivere da vicino il calcio svizzero”.

Che tipo di calcio è quello svizzero?
“È un calcio fisico, con squadre che giocano abbastanza aperte, sempre con l’idea di fare un gol in più dell’avversario piuttosto che di prenderne uno in meno. Nel girone ci sono anche le U21 di club come Basilea e Lugano, che buttano dentro tanti giovani del 2007, 2008, 2009: è un campionato molto formativo perché questi ragazzi sanno giocare davvero bene. È un bel livello, paragonabile alla Serie C italiana: è un calcio di sviluppo, molto intenso dal punto di vista fisico”.

Quali sono gli obiettivi stagionali?
“Il regolamento è particolare: ne sale solo una e ne scende solo una. Non ci sono playoff, anche se qualcosa potrebbe cambiare. Per noi l’obiettivo principale è entrare nelle prime otto per qualificarci alla Coppa Svizzera. È una competizione a cui tutte le squadre tantissimo, un po’ come la FA Cup inglese, perché dà la possibilità alle piccole di farsi strada e affrontare le grandi nei turni successivi. Giocarla l’anno prossimo sarebbe una bella esperienza, ma siamo solo all’inizio di un percorso molto lungo e ci sarà davvero tanto lavoro da fare”.

La partenza è imminente…
“Cominciamo il 3 luglio con la preparazione, il campionato inizierà intorno al 2-3 agosto. Andremo poi in ritiro in Val Gardena. Abbiamo due amichevoli di prestigio: il 22 luglio contro il Palermo e il 27 contro il Catanzaro a Livigno. Sono test importanti, anche se estivi, perché affrontiamo squadre che puntano alla Serie A. È sempre utile misurarsi contro avversari del genere”.

A disposizione avrai nomi di spicco, ma anche nomi che conosci già bene…
“Ritroverò un certo Luca Benacquista, anche se per motivi di studio si unirà al gruppo qualche giorno dopo l’inizio del ritiro, ma avrò anche Claudio Cellamare che avevo a Bari e il figlio del mio grande amico Papis. Ci sarà Ezequiel Schelotto e non mancheranno tanti altri giocatori che hanno un palmares importante alle spalle. Sia chiaro, però: non faccio distinzioni (ride, ndr) e tutti lo sanno bene. Sannino? L’ho sentito, come al solito è stato gentile e signorile: mi spiace per com’è finita al Bellinzona, ma le premesse non erano buone. Mi ha comunque dato consigli di cui farò tesoro”.

Matteo Carraro

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