
Che il Caravate fosse una squadra da tenere d’occhio non era certo un mistero. In primis per un fattore di storicità, visto che la società gialloverde è un esempio di continuità che sul territorio ha pochi eguali, ma soprattutto per l’ottima fattura del mercato condotto la scorsa estate dal ds Marco Ingignoli, Oltre, aspetto non da poco, alle motivazioni intrinseche date dall’avvicendamento in panchina con Domenico Minervino (defilatosi dal ruolo di primo allenatore, ma sempre cuore pulsante del progetto) che ha visto in Cristian Genovesi il suo erede.
Ingredienti che si sono amalgamati al meglio producendo la ricetta perfetta: il Caravate, assimilate e superate le logiche difficoltà iniziali, ha letteralmente cambiato passo nel girone di ritorno costruendo una rimonta clamorosa chiusa con il terzo posto con 51 punti (la prima delle “mortali” alle spalle del tandem Valcuviana-Bosto) e il traguardo playoff in cassaforte (appuntamento a domenica 10 maggio alle ore 15.30 per il match contro la Cuassese).
“È stato un percorso meraviglioso – conferma mister Genovesi – fatto di difficoltà, ma anche e soprattutto di tante cose belle. Voglio subito ringraziare i ragazzi e la società: tutti mi hanno supportato e sopportato (ride, ndr), dandomi l’opportunità di crescere e divertirmi per superare un momento davvero complicato dopo la scomparsa di mio papà. Il grazie più grande non può che andare a Mimmo Minervino, sia per l’uomo che per il grande amico qual è”.
Proprio da lui hai raccolto un’eredità pesante…
“Il mio percorso parte da lontano: tanti anni a Gavirate tra settore agonistico e Juniores, poi la Prima Squadra con Caon, due stagioni al San Michele e infine una pausa dal calcio per motivi personali. Con Mimmo, però, siamo amici da sempre, ci siamo sentiti regolarmente: quando mi ha detto che non voleva più continuare in panchina mi ha proposto questa opportunità. Conoscendo l’ambiente, sano e sereno, ho accettato. È un’avventura nata quasi per scherzo, da una chiacchierata, ma dentro di noi abbiamo sempre creduto di poter fare bene: molti ragazzi li avevo già allenati e sapevamo di avere qualità”.
I primi mesi di lavoro come sono stati?
“Bellissimi, perché il campo per me è tutto: mi fa salire i battiti e mi regala emozioni che, anche a cinquant’anni, non sono mai cambiate da quando ne avevo cinque. La passione e l’entusiasmo sono sempre gli stessi. È stato un percorso difficile, ma non ci siamo mai abbattuti: la squadra è molto giovane e c’era bisogno di tempo. A me piace lavorare con i giovani, perché ti danno tanto senza preconcetti. La società non ci ha mai messo pressione, anche dopo un girone d’andata chiuso a 20 punti. Durante la pausa invernale abbiamo lavorato benissimo e da lì è cambiato tutto”.
Quando è arrivata la vera consapevolezza di poter stare in alto?
“Direi abbastanza presto. Già dopo la vittoria per 2-0 a Caronno all’andata, arrivata subito dopo la partita persa con la Valcuviana ma giocata molto bene, ho iniziato a crederci davvero. In quell’occasione avevo scritto anche un bigliettino dicendo che saremmo arrivati ai playoff. Avevo previsto un quinto posto; direi che è andata anche meglio”.
Cosa rappresentano i playoff per il Caravate?
“Una grandissima soddisfazione per quello che i ragazzi hanno fatto durante l’anno: hanno sudato, si sono sacrificati e si sono messi sempre a disposizione. Un allenatore senza società e senza gruppo va poco lontano. Fino a domenica non era un obiettivo scontato, quindi è giusto goderselo: è un premio. Ai ragazzi avevo detto che il voto era già 10, con i playoff diventa 10 e lode. Tutto quello che verrà in più ce lo prenderemo volentieri, senza pressioni: ora dobbiamo solo vivercela”.
Domenica si avvicina: quali sono le aspettative per la sfida alla Cuassese?
“Affrontiamo una squadra che non ha bisogno di presentazioni, con individualità ed esperienza importanti: basti pensare a Brancato, che è fuori categoria. Noi però metteremo tutto quello che abbiamo, con entusiasmo e anche con un pizzico di incoscienza tipica dei giovani. È vero che abbiamo due risultati su tre a disposizione, ma non giocheremo per il pareggio: lo abbiamo dimostrato anche contro la Valcuviana qualche settimana fa. La Cuassese è una grande squadra e ha raggiunto il suo obiettivo, ma noi vogliamo giocarci le nostre carte. Ci godremo il momento, sperando magari in un esito diverso rispetto al playoff di otto anni fa (ride, ndr). E poi, eventualmente, penseremo al Bosto: una squadra incredibile, organizzata, che corre tantissimo e che merita i complimenti malgrado una rimonta solo sfiorata. Superare certe delusioni non è mai facile, ma a prescindere da chi sarà l’avversario me li aspetto determinati a dimostrare il proprio valore. Detto questo, se potessi firmare per fare i playoff ad ogni stagione nei prossimi cinque anni lo farei subito: in estate vogliono vincere tutti, ma alla fine vince solo una squadra”.
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