
Terza ed ultima parte del nostro pagellone stagionale sull’annata della Pallacanestro Varese, probabilmente la più attese perché durante l’anno non siamo mai soliti dare voti a coach e management ma a bocce ferme ed al termine del campionato è il momento di fare anche questo.
KASTRITIS 7
Il -54 di Varallo Sesia in amichevole con Tortona e l’inizio di campionato ad handicap avevano fatto venire i brividi a chiunque nel mondo Pallacanestro Varese, perché per come ci eravamo lasciati nella stagione precedente nessuno si sarebbe aspettato un impatto simile, a livello negativo, con la nuova stagione. La forza di Kastritis però, aiutato anche dagli interventi sul mercato, è stata in primis quella di rimettere la barra dritta ad una squadra che aveva perso la sua direttrice, basando tutto su cultura e filosofia del lavoro, riportando al centro della squadra quell’identità difensiva che è mantra della sua gestione, slegandosi da dogmi filosofici fin troppo penalizzanti, provando situazioni tattiche nuove e trovando la giusta chimica che ha permesso a Varese di arrivare a giocarsi fino all’ultimo sia le Final Eight di Coppa Italia che i playoff. Ci sono poi lati negativi, certo, come la troppa altalenanza nelle prestazioni e nei risultati, così come una manovra offensiva fin troppo legata più alle giocate individuali dei singoli che alla coralità, però se Varese in un anno è passata dal lottare per la vita o per la morte per salvarsi fino praticamente all’ultima giornata al salvarsi fondamentalmente a marzo e lottare per i playoff fino alla fine, beh tanto del merito è soprattutto suo.
IL MANAGEMENT 6.5
Una presa incredibile nel mercato estivo, Nkamhoua, una rivelatasi poi fondamentale come Moore e due scelte completamente sbagliate come Moody e Freeman. Un inizio di stagione nato ad handicap e la necessità a novembre di tornare sul mercato per sistemare le magane estive. La bravura nel pescare e convincere un giocatore come Iroegbu a sposare la causa biancorossa e poi centrare la presa di Stewart per ampliare il pacchetto di soluzioni a disposizione di coach Kastritis. Infine la scelta di non sostituire Freeman fino al termine della stagione, giocandosi probabilmente molte chance di andare ai playoff. Possiamo riassumere così il filo della stagione vissuto dal management biancorosso, nel quale mettiamo ovviamente i due GM Sogolow e Horowitz ma anche l’AD Luis Scola, che nelle scelte sportive ha sempre un peso, in un pacchetto di decisioni prese di concerto con il coach e che se sommate danno un risultato finale migliore degli ultimi anni ma con ampi margini di miglioramento.
Alessandro Burin























