
Il Premio Varese Sport è ogni anno contraddistinto dall’attesa per conoscere i Palloni d’Oro e le Panchine d’Oro del calcio dilettantistico, ma non mancano i famosi “momenti extra”. Tra i premi speciali, questa volta, c’è stato uno dei momenti più emozionanti di sempre visto che anche il diretto interessato era totalmente all’oscuro di tale riconoscimento.
Antonio Ippolito ha detto basta con il calcio giocato e, su spinta di Matteo Cortazzi di CT Communication, non abbiamo esitato nel consegnare un premio alla carriera all’attaccante classe ’86 che, tra Gorla Maggiore, Morazzone e Valceresio, è stato un autentico incubo per le difese avversarie. Dopo l’emozione “a tradimento” sul palco di Ville Ponti, “Ippo” si è presentato ai nostri microfoni per rivivere quello che è stato: “Un bel viaggio. Sicuramente non sono stato il miglior amico dei difensori, ma questo rimane lo sport più bello del mondo ed emozioni del genere sono impagabili. Voglio ringraziare pubblicamente la Redazione di Varese Sport e chi ha promosso questo premio: una gioia davvero clamorosa”.
Viaggio lunghissimo tra i campi di provincia, fino ad appendere gli scarpini al chiodo. “Qualche lacrima è scesa – ammette Ippolito –, soprattutto quando mi sono infortunato. Mi sono però goduto la cavalcata e l’intero viaggio, sia nel bene che nel male, perché a conti fatti ho più perso che vinto (ride, ndr). Nonostante tutto, però, ne è valsa la pena: quando non hai rimpianti per ciò che hai fatto starai sempre bene con te stesso. Possiamo dire che è stato un bellissimo viaggio. Ci saranno altre tappe? Il calcio rimarrà parte integrante della mia vita a prescindere: sarebbe bello continuare a vivere in questo mondo. Per adesso, però, penso ancora da giocatore”.
TC
























