
Ci voleva. Ma ci voleva proprio una vittoria così per ridestare gli animi, per tornare a rianimare quella passione sopita dalle ultime deludenti prove e da una regolarità negli errori e nelle prestazioni da lasciare quasi inermi di fronte ad un destino che sembrava ormai segnato e già scritto anche quest’anno.
Invece il 98-96 con cui la Pallacanestro Varese batte Brescia ha il sapore di quelle vittorie che quest’anno da tempo mancavano a Masnago e che forse, per l’intensità, la forza e l’esplosività con cui si è manifestata ancora non se n’erano viste. Un successo che porta indelebile la firma di Masnago, del pubblico biancorosso, di quella bolgia in grado di spingere la squadra quando da essa viene animata e trainata a suon di giocate fatte di orgoglio, di carattere, di aggressività e di sana follia che per una volta non significa sconfitta tremenda ma vittoria incredibile.
Un palazzo che sa essere il sesto uomo in campo, che è in grado di far tremare le gambe e di toglierti energie psicofisiche con la presenza di quell’aura capace di manifestarsi anche quando l’affluenza non è certo quella delle grandi serate, con meno di 4000 tifosi presenti sulle tribune dell’Itelyum Arena.
Chi però a Masnago ci è passato ed a vissuto da attore protagonista la forza di quest’ambiente, come Giancarlo Ferrero, lo sa bene la forza che può avere questo pubblico, lo aveva detto ai nostri microfoni in settimana prima della partita in maniera quasi profetica benché oggi, da giocatore di Brescia, sperasse di non andare ad affrontare l’onda biancorossa di Masnago, sebbene nel suo cuore porta sempre e per sempre il biancorosso.
Una vittoria pazza, fatta di orgoglio e di aggressività, sì, ma anche di tanta tecnica e tattica in un secondo tempo praticamente perfetto, in cui gli uomini di Kastritis hanno sporcato tante linee di passaggio alla Germani, legassi 17 alla voce palle perse di Della Valle e compagni, togliendole quel gioco in post che negli ultimi anni era stato ghigliottina per le velleità varesine contro i bresciani, andando a prendersi il pitturato come zona di caccia in cui costruire la propria di vittoria, come il dato del 21/30 alla voce canestri nell’area bresciana dimostra, andando anche qui contro ciò che la logica avrebbe voluto e sfidiamo chiunque a dire il contrario.
E poi finalmente ci sono i dettagli che fanno la differenza in positivo: c’è una Opejobmetis capace di andare a sfruttare le assenze altrui come non aveva fatto invece con Venezia o Trento, c’è la bravura nella gestione dei palloni più importanti della partita, c’è la qualità nelle mani e nella testa di Ike Iroegbu, che torna a fornire una prova degna dell’investimento fatto dai biancorossi su di lui, che delle giocate messe in campo ieri contro Brescia ha un bisogno vitale, così come della struttura data da un Renfro encomiabile e da un Nkamhoua mentalmente solidissimo nel non uscire dalla partita anche dopo un primo tempo da 4 in pagella.
C’è la fisicità del quintettone con Alviti da 3 con cui Kastritis va nell’ultimo quarto di partita che paga grandissimi dividendi, c’è la concentrazione nel non lasciarsi innervosire da alcune chiamate arbitrali oggettivamente discutibili e ci fermiamo qui, e poi c’è quella giocata, sospesa nel vento, spinta dal pubblico di Masnago che è sembrato elevare Iroegbu in una penetrazione che ha fatto esplodere tutto il palazzo e che forse dà un senso diverso ad un finale di stagione che altrimenti sarebbe stato già scritto.
Alessandro Burin























