
Il recupero della 27ª giornata, disputato nel weekend contro l’Accademia Inveruno, ha messo la parola fine nel modo più amaro alla stagione dell’Ispra: la sedicesima sconfitta in campionato è infatti costata ai nerazzurri la retrocessione diretta. Termina così un’annata complicata, segnata da tante difficoltà e da risultati che, di fatto, non sono mai riusciti ad arrivare. Una stagione travagliata anche per il cambio in panchina, che non ha portato la svolta sperata, e che ora costringerà l’Ispra a ripartire dalla Prima Categoria con la necessità di ricostruire e ritrovarsi.
Insieme al direttore sportivo Enzo Genco, intervenuto ai nostri microfoni, abbiamo cercato di analizzare le cause di questo spiacevole esito e di capire quali possano essere le basi da cui ripartire in vista della prossima stagione. Anche per il dirigente si è trattato di un’annata particolare: arrivato all’Ispra nel corso della stagione dopo l’esperienza al Verbano, Genco ha provato a dare il proprio contributo per rimettere in piedi una situazione già complessa, senza però riuscire ad evitare la retrocessione.
Direttore, la retrocessione è stato un epilogo amaro: che bilancio si sente di fare di questa stagione?
“Tutto è iniziato l’anno scorso, quando dopo 4 anni, con la retrocessione dall’Eccellenza, ho deciso di andare via da Ispra e riniziare al Verbano, dove sono rimasto fino ad ottobre, quando poi me ne sono andato per motivi personali e ho deciso, alla fine di novembre, di ritornare all’Ispra. All’inizio si pensava di riuscire a cambiare un po’ rotta, ma alla fine, purtroppo, non è stato possibile. Penso soprattutto che il mercato abbia inciso particolarmente, perché credo sia importante farlo a giugno/luglio e non a dicembre, quando al massimo è possibile fare qualche ritocco, ma nel momento in cui risulta necessario farne tanti, ovviamente diventa difficile…Io poi dico sempre che se alla fine hai la categoria dalla tua parte, magari riesci a barcamenarti come è stato nell’anno dell’Eccellenza, quando a dicembre ho preso 11/12 giocatori, ma in promozione è difficile trovare gente disponibile, soprattutto in una situazione complessa come quella in cui si trovava l’Ispra, per cui purtroppo varie questioni alla fine hanno inciso. Ripeto però, per quella che è la mia esperienza, il mercato va fatto nei mesi di giugno e luglio, non a dicembre. Purtroppo l’epilogo è stata una retrocessione, sicuramente brutta, perché poi sono state due di seguito: dall’Eccellenza alla Promozione e dalla Promozione alla Prima Categoria; quindi, un po’ un disastro totale…Sicuramente la società qualcosa ha sbagliato, così come i giocatori, anche perché credo che in queste situazioni sia un po’ come quando i matrimoni non funzionano, non è sempre colpa di uno o dell’altro, ma un po’ di tutti. I drammi nella vita sono senza dubbio altri, però calcisticamente parlando non è stato il massimo e purtroppo la matematica ora ci ha condannato”.
L’annata è stata segnata anche da situazioni delicate, come il passo indietro di mister Raza e il cambio allenatore: quanto ha inciso tutto questo sul percorso della squadra nel tentativo di raggiungere la salvezza?
“Il passo indietro di mister Raza non ha nulla a che vedere con il calcio ma è stato un discorso di salute e questo sicuramente è da tenere in considerazione. Si è poi optato per prendere Bettinelli, che pensavamo potesse essere l’allenatore e la persona giusta per guidare la squadra, ma purtroppo poi per vari motivi, non si è più sentito di procedere e ha dato le dimissioni, che abbiamo ovviamente accettato, anche perché nessuno è obbligato a fare una cosa se non se la sente. Si è quindi andati avanti e si è deciso di dare al mister della Juniores il compito traghettare la squadra fino alla fine. Si sono poi create comunque altre situazioni con alcuni giocatori con cui si è deciso di rescindere il contratto e sicuramente anche questo ha inciso, però, come ho detto, nessuno è obbligato a fare una cosa se non si sente di farla. Tutto ciò ha sicuramente impattato negativamente, anche perché quando giocatori di un certo calibro come alcuni che sono andati via, che in estate, quando sono stati presi dalla società, avevano un peso importante, nel momento in cui si sono presentati e si è deciso di rescindere consensualmente il contratto, chiaramente si va in contro a situazioni difficili”.
Anche per lei è stata una stagione particolare, con l’arrivo in corsa dopo l’esperienza al Verbano: quanto è stato difficile inserirsi in una situazione già complicata?
“Diciamo che con il senno di poi avrei dovuto ascoltare il mio “sesto senso”, che mi diceva che via da Verbano non avrei dovuto fare più nulla fino all’anno prossimo. Alla fine, però, quando mi hanno chiamato, mi sono detto: “Vabbè, le cose semplici sono capaci di farle tutti, proviamoci…”, purtroppo però non è andata a buon fine. Questo comunque, mi preoccupa meno, e ancora meno, cosa potrei fare la prossima stagione (26/27, ndr), perché obiettivamente, se uno fa i conti su quanto fatto in tre anni, con due promozioni alle spalle, nessuno mi ha chiamato per andare in qualche società per puntare a crescere insieme, quindi, in fin dei conti, credo che sia che tu faccia bene, sia che tu faccia male, non so degli altri, ma a me personalmente, nessuno ha chiamato. Come non mi hanno chiamato prima quando ho fatto bene, penso che nessuno mi chiamerà ora che ho fatto male…insomma, ciò mi preoccupa poco”.
Adesso, dopo una retrocessione di questo tipo, da dove bisognerà ripartire per costruire il futuro dell’Ispra?
“Sicuramente bisognerà partire con tutta la programmazione, l’organizzazione e con persone che abbiano voglia di fare. Poi soprattutto, molto importante sarà anche capire con la società, quali sono gli obiettivi e cosa si punta a fare nel prossimo anno. Insomma, la regola sarà capire da dove vuole ripartire l’Ispra. Credo che la società abbia in mente di ripartire con l’obiettivo di costruire una squadra che possa essere competitiva, poi, non ne abbiamo ancora parlato ufficialmente, perché adesso ci sarà da attendere la fine del campionato, ci sarà poi tempo per programmare tutto bene, sia gli obiettivi della società sia i miei…”
Nel futuro dell’Ispra ci sarà ancora Enzo Genco?
“Non lo so. In questo momento particolare, bisogna pensare bene al da farsi, soprattutto a livello personale; voglio capire bene quale possa essere la soluzione migliore per me, se stare fermo o fare altro. Quando arrivi alla fine di una stagione così difficile, bisogna fermarsi un attimo e capire cosa possa essere giusto e non giusto fare. Adesso vorresti solo che tutto finisse il prima possibile per poter archiviare questa stagione e poter poi, con tranquillità, scegliere bene cosa fare prossimamente. Ad oggi, a dire cosa farei direi una bugia perché non lo so, quindi, preferisco dire che devo ancora decidere, magari a mente più fredda”.
Lorenzo Guidali



























