E’ una questione d’istantanee, di momenti che fotografano una stagione, la cambiano, ne danno un senso ed un’indicazione precisa verso quello che sarà poi il suo destino. Sono momenti nei quali passano le annate, i corsi, i progetti sportivi, i piani di un futuro tutto ancora da scrivere che passa da un presente che non può lasciare nulla al caso, nemmeno a risultato acquisito.

Con Brescia l’istantanea di un trionfo spettacolare fu la penetrazione di Iroegbu che fece esplodere di gioia Masnago, ieri sera è stato il timeout chiamato da coach Kastritis a 3 secondi dal termine del match quando tutto era già deciso in termini di risultato e di ribaltamento differenza canestri a favore di Varese, fatto non per mancare di rispetto alla gente di Udine ma per cazziare sonoramente i suoi giocatori che nelle ultime due azioni avevano letteralmente buttato via due possessi regalando punti facili facili ai bianconeri.

Eccola lì l’istantanea della vittoria di Udine, l’immagine che poi è il fulcro di un cambio di paradigma in casa biancorossa, finalmente attuato e si spera ormai dogma acquisito di un corso tecnico che non deve guardarsi più indietro ma che deve volgere lo sguardo solo in avanti. Un’immagine forte, ricca di significato e valore per tutta la gente di Varese, che a questa squadra dà sempre tantissimo e che in cambio ne chiede in primis spirito di sacrificio, passione, sudore e fame, al di là addirittura del risultato che però, se in campo metti tutte queste cose, spesso ne è diretta conseguenza, in positivo ovviamente.

Così il successo sull’APU, arrivato al termine di una partita comandata nel gioco, nel ritmo e nel risultato per 40′ dalla OJM, fatta di una grande continuità ed efficacia nelle due fasi per tutta la partita, spinta dalle giocate da top di Nkamhoua, dalla prova da leader di Iroegbu e dal funambolico Tazé Moore, assume un significato ancora diverso, fa capire come chi guida questa barca sia ben settato su quello che può finalmente tornare ad essere un obiettivo concreto (i playoff): una terra da raggiungere tenendo la barra ben dritta senza lasciare nulla al caso, nemmeno il più piccolo sbandamento per una squadra che ha fatto finora della discontinuità il suo marchio di fabbrica ma che nel momento più importante della stagione è chiamata a quel cambio di rotta deciso e decisivo che il suo capitano, coach Kastritis, ha ben in mente e che ha fatto vedere a tutti quanti.

Varese c’è e ora quel sogno se lo gioca per davvero.

Alessandro Burin

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