
Il Maestro di Judo Giuseppe Campiglio, conosciuto nell’ambiente sportivo come “Pippo”, apre le porte del dojo varesino Arashi per raccontare non solo l’attività sportiva legata al Judo, ma anche l’universo più ampio della difesa personale. Un percorso che si sviluppa tra tecnica, formazione e consapevolezza, dove lo sport diventa anche strumento educativo e di prevenzione.
Il Sensei, con una lunga esperienza maturata anche come istruttore di difesa personale presso la Polizia di Stato, offre infatti una lettura approfondita del concetto di autodifesa, che non si limita alla reazione ma si fonda soprattutto sulla capacità di evitare e gestire situazioni di pericolo prima che possano degenerare. In questo contesto si inserisce anche il Metodo Globale di Autodifesa (MGA), approccio tecnico e formativo che integra aspetti fisici, psicologici e comportamentali. L’obiettivo è fornire strumenti concreti per affrontare scenari critici, come quelli legati a possibili minacce con armi da taglio, con equilibrio, lucidità e piena consapevolezza del quadro giuridico e morale. Un lavoro che unisce sport, disciplina e responsabilità, con l’intento di formare praticanti e cittadini più consapevoli.
Maestro Pippo, presso l’Arashi, quali corsi di difesa personale vi sono?
“Tengo assolutamente a precisare che il concetto di ‘difesa personale’ non è solo reazione alla provocazione o allo scontro, ma è molto importante il principio della prevenzione: prevenire una situazione di pericolo reale già prima che il rischio degeneri, mediante un approccio concreto e realistico. La mia lunga esperienza nella Polizia di Stato, per noi provenienti dal mondo delle arti marziali, basate su valori e tecniche, mi ha insegnato che la realtà della strada è radicalmente diversa rispetto a ciò che vediamo nei video e anche nello sport agonistico. Presso la Polizia di Stato sono stato istruttore di difesa personale e, come valore, ho dedotto che bisogna gestire le situazioni di reale emergenza a seconda delle proprie abilità o capacità e anche dei propri limiti. Dal punto di vista dell’ipotetica ed eventuale reazione, occorre sempre la consapevolezza dell’articolo 52 del Codice penale, quello sulla disciplina della legittima difesa, che spiega i diritti e i doveri di coloro che reagiscono a reali situazioni di pericolo. Ritengo fondamentale gestire e contenere sempre al meglio, anche da un punto di vista tattico, le situazioni di reale emergenza, mediante un intervento professionale e coordinato, come dovrebbe essere quello delle guardie giurate o degli operatori dei servizi di sicurezza e vigilanza. Attualmente sono docente nazionale di MGA, Metodo Globale di Autodifesa. Nei nostri corsi insegniamo anche a usare correttamente lo spray al peperoncino, allo scopo di placare un eventuale aggressore sul piano fisico e di arginare la sua inopportuna azione”.
Secondo lei, qual è la reazione più consona dinnanzi ad una minaccia con un un’arma da taglio?
“Secondo noi non vi è una vera e propria difesa: bisognerebbe assolutamente evitare che l’ipotetico aggressore riesca a colpirci. Il coltello è un’arma bianca e, in generale, consigliamo di allontanarsi o rifugiarsi. Qui nel nostro dojo, ad esempio, non svolgiamo prove di difesa personale con coltelli di gomma”.
Cosa ne pensa di uno sguardo di sdegno, verso l’ eventuale aggressore armato?
“Credo che sia importante che la situazione non si trasformi in una pericolosa sfida tra l’eventuale aggressore e chi si trova ad assistere alla minaccia con un’arma da taglio, che può essere un coltello, un taglierino o un cutter oppure un machete. Le armi da taglio, anche usate male, possono comunque ferire seriamente”.
C’è quindi una tecnica del Judo che consentirebbe di disarmarlo, senza colpirlo?
“Sì, ma queste tecniche sono nel complesso insegnate solo a noi delle forze dell’ordine. Oltre alla correttezza tecnica, occorre anche un determinato equipaggiamento”.
Avete partecipato recentemente a delle gare di Judo?
“No, ma abbiamo in programma un trofeo a Como il 5 giugno”.
Avete delle nuove cinture nere?
“Due ragazzi hanno svolto gli esami per il conseguimento della cintura nera FIJLKAM, che di solito prevedono il kata, il combattimento in piedi noto in giapponese come nage-waza e la lotta a terra, detta katame no kata”.
Obiettivi futuri?
“Per noi questa stagione judoistica sportiva si conclude così; nella prossima vorremmo disputare nei provinciali e nei regionali qualche gara in più e preparare altri ragazzi per farli poi gareggiare nei campionati italiani di judo”.
Nabil Morcos
























