
Giorni di preparazione in casa Rugby Varese in vista della prossima sfida contro Milano. La sconfitta subita nell’ultima giornata contro Rho ha lasciato senza dubbio un po’ di amaro in bocca: biancorossi pronti però a riscattarsi e a provare a confermare la vittoria ottenuta nella gara d’andata proprio contro la formazione milanese.
Ai nostri microfoni uno dei protagonisti della stagione del Rugby Varese, Matteo Provasoli, che ci racconta il suo percorso di crescita: dalla nascita della passione per questo sport fino ad arrivare alla Serie B. Un cammino fatto di ricordi, emozioni e tappe importanti, senza dimenticare gli idoli che lo hanno ispirato dentro e fuori dal campo.
Partiamo dall’ultima partita contro Rho, che commento dà a questa sconfitta?
“È stata un po’ una delusione, anche a livello personale, perché siamo andati lì per vincere. Durante il campionato ci sono delle partite che reputi alla portata e delle partite in cui l’avversario è nettamente più forte: nonostante tu te la possa giocare è chiaro come potrebbe essere il risultato. Questa era una di quelle partite che secondo me era da vincere ed è stato un peccato non farlo. Chiaramente i punti di bonus difensivo ed offensivo sono una magra consolazione però comunque non è stato abbastanza. È stato un po’ un peccato perché al di là delle quattro mete che abbiamo fatto, purtroppo abbiamo sprecato un pochino fuori e anche le difficoltà che abbiamo avuto non hanno aiutato. Ripartiamo comunque da queste quattro mete con i trequarti che sicuramente ci lasciano soddisfazione. Penso non fosse ancora successo quest’anno che riuscissimo a mettere così tanto ritmo fuori”.
È soddisfatto del suo percorso fino ad oggi?
“Personalmente direi di sì ma non mi reputo arrivato. L’ultima partita l’ho giocata 80 minuti pur non partendo titolare. Per domenica ancora non lo so, magari, vista qualche assenza può essere parta titolare, probabilmente da ala, non da centro che è il ruolo che preferisco. Insomma, è ancora un processo lungo”.
Andando più sulla sua passione per il rugby, ci racconta com’è nata e come si è sviluppata negli anni?
“La mia passione per il rugby è nata grazie ad un mio attuale compagno di squadra, Giulio Nardi, che in classe con me all’elementari e che in quegli anni aveva iniziato a giocare. Io al tempo facevo nuoto e calcio, due sport che non mi entusiasmavano più di tanto. Un giorno mi ha detto di andare al campo e ho deciso di provarci. All’inizio, i primi anni sono andati un po’ per inerzia, perché non capivo molto il gioco. Ho iniziato effettivamente a capirlo e veramente ad appassionarmi con l’Under 18, soprattutto per il gruppo che c’era ma anche in campo iniziavo a capire bene come muovermi, cosa fare e a divertirmi. Quella è poi anche stata una bellissima annata, perché avevamo vinto il campionato, la fase regolare, poi siamo andati a fare le finali ma purtroppo abbiamo perso contro Bergamo in finale. Nonostante ciò, è stato comunque bellissimo e ci siamo divertiti tantissimo. Quindi, sicuramente l’Under 18 è stato il periodo in cui c’è stato lo “switch” che mi ha fatto diventare qualcuno che poteva dare quel qualcosa in più in campo”.
Chi è il suo idolo?
“Nel mondo dello sport è Steph Curry, perché è riuscito da solo a cambiare il gioco del basket e secondo me è stata una cosa incredibile. Poi mi piace moltissimo come personaggio, come storia e per tutto quello che è riuscito a conquistare dal punto di vista professionale, veramente affascinante. Nel rugby invece è Tommaso Menoncello che negli ultimi anni è diventato veramente un giocatore fenomenale, incontenibile e impalcabile, che rappresenta un po’ quello che mi piacerebbe essere in campo. Può sembrare un po’ scontato, soprattutto dopo la prestazione di sabato contro l’Inghilterra, però è veramente incredibile vederlo giocare, è fortissimo”.
Qual è la partita che porta più nel cuore?
“Ne menziono due: la prima risale al periodo dell’Under 18, una partita a cui sono venuti ad assistere un sacco di miei compagni delle superiori. Giocavamo contro Parabiago ed è finita non con una vittoria schiacciante però mi ricordo che ci siamo divertiti tantissimo. È stata proprio una bellissima partita e abbiamo messo in campo veramente del bel rugby. Poi avevamo anche portato dei cartelloni e degli striscioni sugli spalti ed è stato davvero divertente. La seconda invece è di quest’anno e non può che essere la vittoria contro CUS Milano. In quella partita eravamo sotto di molto e nel secondo tempo siamo riusciti a ribaltarla e a vincere. Inizialmente io ero in panchina e a metà primo tempo sono entrato con Filippo Ficcarra e insieme abbiamo contribuito alla rimonta. C’era poi anche il pubblico che ci spingeva moltissimo ed è stato indimenticabile, veramente un’emozione incredibile quella partita”.
La sconfitta più dolorosa?
“Sono una persona che guarda sempre avanti, non mi soffermo troppo sulle cose negative. Se devo dirne una penso a quella contro Bergamo in finale con l’Under 18, una partita che non abbiamo giocato molto bene, mi sarebbe piaciuto concludere diversamente quell’anno che è stato veramente bello”.
Attualmente cosa rappresenta per lei il Rugby Varese?
“Rappresenta tanto per me, sia come giocatore che non. Mi prende tanto tempo ma lo dedico volentieri perché mi dà l’opportunità di crescere sia dal punto di vista sportivo, quindi in campo, che professionale. Il lavoro che sto svolgendo anche a livello social mi sta dando tanto, anche se probabilmente non sarà il mio, perché studio medicina, però sono comunque grato di avere questa opportunità. Anche il fatto di lavorare con i bambini, nonostante probabilmente non sarà il mio futuro lavoro, credo che dal punto di vista formativo sia una cosa utile e di cui sono contento, come tutto ciò che faccio. Insomma, il Rugby Varese rappresenta attualmente un po’ la mia seconda casa”.
Guardando invece alla prossima sfida contro Milano, che gara si aspetta?
“Mi aspetto una gara diversa rispetto all’andata: non vorrei fosse una rimonta ma un dominio dall’inizio alla fine. Sarà complicato anche perché siamo in trasferta e credo proprio che loro non si siano dimenticati dell’andata e per questo giocheranno senz’altro con il coltello tra i denti, però noi non vediamo l’ora di scendere in campo”.
Lorenzo Guidali



























