Un incontro informale per fare il punto della situazione su presente e futuro della Pallacanestro Varese, che guarda all’ultima parte della stagione con l’ambizione di centrare un posto che apra le porte per una possibile partecipazione alle coppe europee la prossima stagione e la certezza da certificare di una salvezza ormai ad un passo ed il futuro di un basket che che è ormai stato investito dall’onda NBA Europe e che con essa dovrà fare i conti per non perdere la propria essenza, soprattutto quando si parla di realtà come la società biancorossa che della propria storia, del tessuto sociale e del radicamento nel territorio e nei tifosi ne fanno ancora uno strumento vitale e distintivo.

A prendere la parola è chi di questo percorso ne è e ne sarà architetto, ossia i due General Manager biancorossi Zach Sogolow e Maxsim Horowitz.

IL BILANCIO DEL PRIMO ANNO DI KASTRITIS: “Il primo bilancio dell’era Kastritis è decisamente positivo. Ioannis si è dimostrato ancora più bravo di quanto pensassimo, portando identità e solidità, soprattutto nella metà campo difensiva. Il suo approccio ha seguito perfettamente la linea tracciata dal club. Storicamente le sue squadre hanno sempre avuto una forte impronta difensiva; in attacco, invece, l’obiettivo era trovare un equilibrio migliore che ancora dobbiamo trovare. In una lega ancora più competitiva rispetto alle stagioni precedenti, i passi avanti sono evidenti. I risultati, numericamente, non si discostano molto dagli ultimi anni, ma la sensazione è diversa: la squadra oggi è più sicura, più fiduciosa e soprattutto capace di restare in partita fino alla fine. Come persona e come allenatore, Kastritis ha portato qualcosa che mancava anche fuori dal campo, arrivando da una cultura cestistica europea. Una diversità che, se integrata, può rappresentare un valore aggiunto. Il tratto distintivo? Umiltà, fiducia nelle proprie idee e continua apertura allo studio e alla crescita personale”.

RIMPIANTO STAGIONALE E SCELTE OBBLIGATE: “L’intervento sul mercato in corsa non era nei piani iniziali, ma si è reso necessario. Alcuni equilibri non hanno funzionato come previsto, anche se oggi il rendimento di alcuni giocatori dimostra che il problema non era esclusivamente tecnico. Quando si è creata la possibilità economica, il club è intervenuto inserendo un profilo come Iroegbu. Il coach, in una squadra che non disputa coppe europee, predilige rotazioni a otto uomini. Con Assui, Alviti e Librizzi, se i cinque stranieri giusti fossero stati individuati subito, la formula 5+5 sarebbe stata considerata sufficiente. L’errore su Moody, però, ha condizionato le scelte successive, togliendo la possibilità di attendere con più pazienza Freeman”.

IL 6+6 RESTA UN’OPZIONE PER IL MERCATO ESTIVO: “La formula con sei stranieri e sei italiani resta sul tavolo anche per l’estate. Molto dipenderà dal budget, dalla partecipazione o meno a una coppa europea e dalle opportunità offerte dal mercato italiano. La direzione oggi è ancora presto per definirla”.

I GIOVANI E LE SCELTE STRUTTURALI: “Sotto contratto ci sono Villa e Bergamin, ma entrambi hanno l’opzione di trasferirsi negli Stati Uniti. Se non saranno loro, diventa difficile pensare a un inserimento stabile tra i giovani che già lavorano con la Prima Squadra. Il gap è evidente per Prato, Kangur e Basualdo, che non possiedono formazione italiana. Le alternative sono chiare: cercare un italiano di livello medio-alto tra Serie A2 e B Nazionale oppure riempire lo slot in altro modo. Consapevoli però che l’undicesimo o dodicesimo uomo avrebbe comunque uno spazio molto ridotto”.

L’OBIETTIVO PLAYOFF E L’EUROPA: “Il primo obiettivo resta l’identità di gioco, ma la volontà di tornare a disputare una coppa europea non è mai stata nascosta. Per farlo, servono passi avanti concreti: arrivare almeno decimi o centrare i playoff e noi vogliamo provarci”.

ALVITI, ASSUI E LE OPZIONI CONTRATTUALI: “La volontà di trattenere Alviti c’è. La scorsa estate il giocatore aveva chiesto tempo per valutare il mercato; quest’anno la situazione sarà rivalutata. Sul buyout di Assui, la società è serena: le cifre non sono determinanti per la pianificazione immediata del budget, ma rappresentano comunque un’entrata prevista. Molti giocatori hanno opzioni per la prossima stagione, esclusi Nkamhoua e Alviti, con clausole differenziate”.

FREEMAN E IL MERCATO: “Restiamo vigili sul mercato: se si presenterà un’opportunità concreta, verrà colta. Tuttavia, le ultime prestazioni hanno rafforzato le convinzioni interne. Il vero problema della stagione è stata la mancanza di continuità. Cambiare troppo, come dimostrato dall’esperienza negativa dell’anno scorso, può essere più dannoso che utile. Meglio evitare rivoluzioni per piccoli upgrade marginali. Il percorso di Freeman è stato particolare, a fargli riconquistare la fiducia di Kastritis è stata soprattutto l’applicazione difensiva mostrata in allenamento e nelle gare contro Trento e Brescia. Anche in una stagione senza coppe, dove gli allenamenti sono numerosi, l’impatto quotidiano è fondamentale”.

SGUARDO ALL’EUROPA PER IL MERCATO: “Due i fattori centrali nella costruzione del roster: struttura e passaporto. Un giocatore con cittadinanza europea semplifica molto le dinamiche burocratiche. L’operazione legata a Nkamhoua va proprio in questa direzione, liberando visti. Sul piano tecnico, però, la distinzione tra americano ed europeo conta meno: ciò che importa è l’integrazione nel sistema”.

NBA EUROPE E IL FUTURO DEL BASKET: “Lo sguardo si allarga al sistema. L’eventuale nascita di NBA Europe, legata alla collaborazione tra NBA e FIBA, va vista come un’opportunità. Nuove competizioni alzano il livello e spingono le società a crescere. Il campionato italiano continuerebbe a esistere, ma la prospettiva di avere due squadre italiane coinvolte nel progetto NBA Europe porterebbe attenzione e sponsor. In questo scenario si inserisce anche il ruolo di club storici come Pallacanestro Varese, chiamati a farsi trovare pronti in un contesto in evoluzione”.

CRESCITA ECONOMICA E SOSTENIBILITA‘: “Gli aumenti di capitale degli ultimi anni rispondono a una strategia precisa. Se il basket europeo sta cambiando, il club deve strutturarsi per non restare indietro. L’obiettivo non è sopravvivere, ma farsi trovare pronto nel nuovo scenario competitivo, economico e internazionale che si sta delineando”.

Alessandro Burin

Articolo precedenteDa Vender alle intitolazioni, fino all’Open Day: il Pro Patria Museum mette i link nella storia biancoblu  
Articolo successivo26 febbraio – Osimhen: “Rappresentare la Juve sarebbe un privilegio”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui