
Stadio sì? Stadio no? Quella del Franco Ossola è una querelle che a Varese esiste da tempo, ancor prima che l’allora Città di Varese in sinergia con Aurora Stadium presentasse il piano di riqualificazione dell’impianto sportivo di Masnago. Le tempistiche bibliche della burocrazia, in un tira e molla continuo, hanno finito per “congelare” quella strada, ma il tema stadio si ripropone puntualmente ogni qualvolta che si associa il ritorno dell’attuale Varese Football Club tra i professionisti. E proprio il destino sportivo della società biancorossa è il fulcro nevralgico della discussione che si può banalmente riassumere in due concetti opposti. Da una parte: “Se il Comune non dà garanzie sul futuro dell’impianto non ha senso investire per fare una squadra che possa vincere il campionato”, dall’altra: “Se il Varese resta in Serie D non ha senso un impianto del genere”.
In occasione della festa dei 90 anni del Franco Ossola, il Sindaco Davide Galimberti è intervenuto per i saluti iniziali facendo riferimento alla pagina 209 del Documento di Piano del PGT sottolineando che l’iter per la riqualificazione dell’intera area di Masnago è già avviato. Proprio il primo cittadino è stato ospite martedì sera nella trasmissione “Biancorossi” condotta da Vito Romaniello su Rete55 e Galimberti ha ribadito quando anticipato la scorsa settimana: “Lo stadio è uno dei pochissimi ambiti di trasformazione pubblica che governano l’intero piano e sviluppo della città di Varese. Il Comune ha individuato lo stadio come punto nevralgico, insieme al palazzetto e tutte le aree limitrofe: parliamo di un’area molto estesa che deve avere una vocazione sportiva legata al palazzetto e allo stadio, ma con una serie di altre funzioni sportive o di carattere privato da definire in una successiva fase”.
Fase successiva che dovrebbe aprirsi intorno a metà gennaio. Incalzato dalle domande di Romaniello, il Sindaco ha aggiunto che, con la conclusione della procedura di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) saranno valutati tutti gli impatti, i dimensionamenti, la coerenza rispetto a tutte le linee strategiche del piano. Non troppo velatamente, in un passaggio della puntata, è stata poi ribadita la necessità che le due società principali, Pallacanestro Varese da una parte e Varese Football Club dall’altra, collaborino non solo da un punto di vista impiantistico, ma anche a livello sportivo e societario; aspetto, quest’ultimo, che potrebbe dare una significativa accelerata alla qualificazione dell’intera area che comprende sia Masnago sia Avigno.
Nel momento in cui la procedura di VAS sarà ultimata, verrà pubblicato il Piano di Governo di Territorio nella sua interezza. Pertanto, si dovrebbe sapere in maniera inequivocabile se il progetto presentato da Aurora Stadium possa soddisfare, almeno in parte, i requisiti richiesti garantendosi così una già più che discreta base di partenza (fermo restando che il progetto dovrà giocoforza essere ampliato). Implicito, ma non troppo, che i risultati sportivi debbano fare da traino e il Sindaco, non a caso, ha aggiunto in chiusura: “Lo sport in generale è un veicolo e un importante strumento di crescita di un territorio che può attrarre eventuali investitori locali, nazionali e stranieri. Com’è accaduto per il Palaghiaccio”.
La certezza è che lo stadio si deve fare. A metà gennaio sarà compiuto un altro piccolo step, ma l’altra grande certezza è che le tempistiche effettive, ad oggi, restano ignote e il ping pong tra le parti (“prima lo stadio” vs “prima torniamo in Serie C”) sembra destinato a continuare.
Matteo Carraro


























