Sono sempre i sogni a dare forma al mondo” cantava Luciano Ligabue in un celebre brano del 2013, canzone che, ricontestualizzata nel momento della Pallacanestro Varese, verrebbe da declinare in “sono sempre i dettagli a dare forma ai sogni“.

Sì perché quando sale il livello delle partite, il peso dei possessi, l’importanza di ogni giocata sono poi i dettagli che fanno la differenza, che definiscono il destino di una squadra in un finale di stagione intensissimo e che vivrà la bagarre playoff fino alla fine del campionato. Una corsa, quella alla post season di LBA, che la Openjobmetis proprio per conto e per colpa, propria, dei dettagli, ha reso ancor più tortuosa e complicata di quanto lo fosse già.

Tutto, infatti, è ancora fermo lì, a quel fallo insulso, inutile, senza senso dello sciagurato Stewart, che ha ricacciato in gola l’urlo del recedente canestro di Alviti che pareva ormai aver regalato un successo pesantissimo ai biancorossi in chiave playoff contro Trieste. E poi ancora, il tentativo disperato di Moore sulla sirena che rimbalza due volte sul ferro e poi esce: insomma, questione di dettagli, che fanno la differenza.

Dettagli che sono però la somma di un totale che dice che la Pallacanestro Varese, a Trieste, ha giocato l’ennesima partita di alto livello, da playoff appunto, mancando di quella capacità di azzannare il match quando ne aveva l’occasione, ossia sul +11 di metà terzo quarto, quando sarebbe servito l’occhio della tigre per non lasciare spazio a una Trieste spalle al muro ed invece Iroegbu e compagni, sempre per rimanere in tema pasquale, hanno mostrato lo sguardo dell’agnellino, troppo docile, mansueto, che si è fatto riprendere in un amen, e qui stanno anche le colpe di coach Kastritis che non ha chiamato timeout dopo le due triple consecutive di Ramsey per provare a interrompere l’inerzia giuliana: questione di dettagli, anche qui.

Rimane così l’amarezza di un’occasione, l’ennesima, sprecata, nella corsa ad un sogno che da 8 anni manca ai piedi del Sacro Monte e che riporta tutto il mondo biancorosso con i piedi per terra dopo una settimana in cui la testa è andata al progetto NBA Europe, al dialogo con RedBird, alla prospettiva di tornare a fare parte del gota mondiale del basket, a patto però che già da quest’anno si concluda il campionato in maniera e posizione ben diversa rispetto a quella della ultime stagioni e per farlo servirà limare quei dettagli che ieri hanno fatto la differenza e che ancora, seppur con un margine sempre minore, possono provare a dare forma ad un sogno chiamato playoff.

Alessandro Burin

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