
Da vice-alleantore della Juniores Nazionale Under19 a punto di riferimento per il futuro. Quella appena conclusa è stata probabilmente la stagione più intensa della giovane carriera di Luca Luglio, tecnico classe ’94 che negli ultimi mesi ha vissuto il Settore Giovanile del Varese da più prospettive. In estate aveva iniziato il proprio percorso come vice di Matteo Ponti alla guida di una Juniores Nazionale costruita con una filosofia chiara: puntare sulla linea verde e accelerare il percorso di crescita di un gruppo interamente sotto età. Una scelta coraggiosa che, inevitabilmente, ha comportato qualche difficoltà sul piano dei risultati, senza però intaccare l’obiettivo principale del progetto biancorosso: formare giocatori pronti per il salto verso il calcio dei grandi. Gli esordi in Prima Squadra e il continuo dialogo con il gruppo di Serie D, come sottolineato dal direttore sportivo Cosimo Bufano, hanno rappresentato la miglior certificazione del lavoro svolto.
Nel corso della stagione Luglio è rimasto una presenza costante all’interno dello staff, vivendo da vicino anche il passaggio di consegne tra Matteo Ponti e Costanzo Celestini. Un’esperienza formativa che non è passata inosservata agli occhi della società. Tant’è che, a metà maggio e con tempistiche tutt’altro che ordinarie, gli è stato affidato il gruppo dell’Under15 Elite (ereditato da Mattia Giannini) per accompagnarlo nell’ultima parte dell’attività stagionale tra allenamenti e amichevoli. Un mese di lavoro che profuma già di futuro e che rappresenta, di fatto, un’importante attestato di fiducia in vista della prossima stagione. “Abbiamo finito da un paio di settimane – conferma Luglio – e adesso ci godiamo un periodo di vacanza in attesa di riprendere. Approfittiamone per ricaricare le pile perché è stata una stagione intensa sotto tutti i punti di vista, ma comunque formativa e che mi dà tanta carica per il futuro”.
La tua, per l’appunto, è stata una stagione “anomala”. La riviviamo?
“È stata un’esperienza bellissima. Prima di tutto perché sono un tifoso del Varese e poter lavorare ogni giorno con ragazzi che un domani potrebbero diventare giocatori della Prima Squadra è qualcosa di speciale. Uno degli aspetti che mi ha colpito maggiormente è stato il rapporto costante tra Juniores e Serie D: all’inizio erano pochi i ragazzi che salivano ad allenarsi con la Prima Squadra, poi col passare dei mesi sono diventati sempre di più. Vedere il loro entusiasmo, ascoltare i feedback che riportavano dagli allenamenti e percepire la sinergia che si è creata all’interno dell’ambiente è stato davvero gratificante. La fatica nell’arrivare ai risultati? La prima vittoria è arrivata soltanto alla sesta giornata, ma le prestazioni non sono mai mancate. Spesso siamo stati penalizzati da episodi, dettagli, giocate individuali degli avversari o situazioni decise negli ultimi minuti. Non bisogna dimenticare che molti ragazzi arrivavano da campionati regionali e si trovavano improvvisamente a confrontarsi con una categoria molto diversa. Nonostante questo hanno sempre risposto con personalità e voglia di migliorare”.
La stagione della Juniores è stata inevitabilmente segnata dall’avvicendamento tra Ponti e Celestini. Tu, invece, sei rimasto una costante del gruppo: come l’hai vissuto?
“Innanzitutto devo ringraziare Matteo perché, insieme a Cosimo Bufano, è stato uno dei motivi per cui due anni fa sono arrivato a Varese. Entrambi hanno avuto un ruolo importante nel mio percorso e gliene sarò sempre grato. In quel momento ho cercato semplicemente di rimanere professionale e di mettere al primo posto i ragazzi. Erano molto legati al mister, così come avevano costruito un rapporto importante con me e con il resto dello staff. Non è stato un passaggio semplice perché si sono alternati due allenatori con identità, personalità e metodologie differenti. Io ho cercato di essere un supporto per tutti: per il nuovo mister e per i ragazzi. È stata una situazione che mi ha insegnato molto. Ho avuto la fortuna di imparare sia da Matteo sia da Costanzo e credo che questa sia stata una delle esperienze più formative della mia crescita da allenatore”.
E poi, all’improvviso, l’opportunità dell’Under15.
“La chiamata è arrivata il 12 maggio. Il campionato era finito, ma mancava ancora la post-season e per me è stata una sorpresa molto positiva. Avevo già manifestato il desiderio di poter lavorare con una squadra a undici e quando si è presentata questa opportunità l’ho accettata con grande entusiasmo. Ho lavorato con il gruppo per circa un mese e mi sono trovato davvero benissimo. Si sono allenati sempre con grande intensità, hanno ascoltato con attenzione tutto ciò che veniva proposto e hanno mantenuto una partecipazione costante; anche gli infortunati erano sempre presenti al campo. Questo mi ha colpito molto e mi ha lasciato sensazioni estremamente positive”.
per l’appunto, che sensazioni ti ha lasciato questo mese in vista della prossima stagione?
“Molto buone. Ho trovato ragazzi interessanti sia dal punto di vista tecnico sia da quello caratteriale. Questo mese mi ha trasmesso grande fiducia e allo stesso tempo un forte senso di responsabilità. Il mio obiettivo sarà quello di dare a questo gruppo un’identità e una mentalità condivise che possano aiutare ogni singolo ragazzo a crescere e, allo stesso tempo, permettere alla squadra di togliersi soddisfazioni anche sul piano collettivo”.
L’averti assegnato questo gruppo è un implicito attestato di stima nei tuoi confronti da parte della società: cosa vuol dire per te tutto ciò?
“Per me significa tantissimo. Ho giocato con questa maglia in Terza Categoria, sono stato abbonato e tifoso del Varese fin da bambino; a livello professionale non potrei desiderare molto di più. Sono felice di essermi conquistato questa opportunità come primo allenatore e non vedo l’ora di iniziare. Dopo due anni da assistente non era qualcosa di scontato e per questo voglio ringraziare la società, Cosimo Bufano e Costanzo Celestini per la fiducia che mi hanno dimostrato. Un pensiero va anche a Giovanni Rosati e Massimo Foghinazzi, persone con cui mi sono confrontato spesso nell’ultimo periodo e che mi hanno sempre fatto sentire supportato. Adesso sta a me farmi trovare pronto e ripagare questa fiducia con il lavoro quotidiano”.
Matteo Carraro
























