
Perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia. Cantava così Vasco Rossi nel celebre brano Sally, una delle canzoni più belle, intense e struggenti del cantautorato italiano. Il brivido della vita, l’equilibrio sopra la follia, il raziocinio e la capacità di mantenere ben saldi i piedi per terra anche quando gli eventi ti portano volare via, appunto.
In casa Pallacanestro Varese il cambio di paradigma da un mercato fatto di preghiere e scommesse ad uno di certezze e solidissime realtà non ha fatto altro che innestare molto più di un brivido fortissimo, inimmaginabile fino a qualche tempo fa, sulla pelle e nel cuore dei tifosi biancorossi. Un brivido che parla di ambizione, di sogno, di sguardo rivolto all’alto con il pensiero, concreto, di poterlo raggiungere.
Perché giocatori come Hale, come Della Valle, e mosse come il rinnovo di Alviti ti portano a fare questo, a sognare, a credere davvero di poter tornare a dire la propria, a livello sportivo dopo anni di mediocrità ed anonimato. Ma per fare questo ci vuole equilibrio, quell’equilibrio sopra la sana follia che è nelle mani di giocatori capaci di trasformare il destino di una squadra, una società, un popolo intero, con una giocata.
Per quell’equilibrio, però, indispensabile per dare sfogo a tutta la sana follia il club di Piazzale Gramsci ha deciso di affidarsi a William McDowell-White, playmaker di primissimo livello, neo campione di EuroCup con Bourg, metronomo vecchio stampo nell’accezione che ancora oggi, nonostante un basket in continua trasformazione, si può definire regista, mente cervello. Un giocatore poco accentratore e molto accentrante, nella capacità di coinvolgere i compagni, di metterli a proprio agio nel sistema di gioco, nel dettare ritmo e nel creare giocate, spazi, metrature, nelle quali poi far inserire quella sana follia che deriva da un equilibrio solido e consolidato.
Un compito niente male per McDowell-White, australiano classe 1998, che dovrà far convivere tutto quel talento che oggi è presente nell’arsenale di coach Kastritis e che ancora va integrato prima della definitiva conclusione, trovando non solo il giusto bilanciamento in attacco ma anche l’esatta presenza in difesa, per un giocatore fisico e capace di dare struttura e presenza sul pitturato alla manovra difensiva biancorossa, portando pressione sui portatori di palla avversari ma riuscendo anche a scalare e tenere i 2 ed i 3 avversari.
L’acquisto meno mirabolante forse finora ma certamente quello più centrato, che fin dal principio dell’estate biancorossa, per caratteristiche, era nella testa del management, quando ancora non si aveva l’idea che la vita avrebbe riservato più di un brivido intensissimo, tanto da richiedere qualcuno che portasse equilibrio in un’estate folle ancora tutta da vivere.
Alessandro Burin






















