E se anche la difesa a zona è stata sdoganata…Sembra quasi di vivere in un universo parallelo in queste ultime settimane in casa Pallacanestro Varese. Dopo il “quintettone”, anche un altro dei dettami tattici che era stato completamente perso negli ultimi anni è tornato a ripalesarsi tra i meandri delle soluzioni tecnico-tattiche a disposizione della squadra biancorossa.

Se a questo aggiungiamo, come raccontato ieri, quel timeout a 3 secondi dalla fine a risultato acquisito con Udine, chiamato solo per far capire alla squadra il peso di ogni pallone, possesso, istante e momento di un finale di stagione che non permette momenti di pausa o rilassamento, capiamo come quel cambio di paradigma che si sta compiendo nella rivoluzione Kastritisiana di questo inizio di 2026 è quanto mai in via di sviluppo.

Una Varese che si sta plasmando, che sta trovando in ciò che era scomparso dal vocabolario tecnico e tattico della squadra nuove armi con le quali mostrarsi sempre più imprevedibile agli occhi dei propri avversari, capace così di mutare forma e definizione in più modi all’interno della stessa partita, mantenendo però fede a quei cardini che sono la base di lavoro e della famosa cultura cestistica che il coach greco sta impostando da ormai un anno a questa parte e che sono il fulcro di un percorso che ad oggi ha portato i biancorossi molto più vicini alla zona playoff che a quella retrocessione, tralasciando il discorso Trapani, e questo non può che essere la più chiara dimostrazione della bontà del lavoro compiuto in questi mesi dentro e fuori dal campo in società.

Perché poi come diciamo e sosteniamo da sempre, al di là di gusti e preferenze su gioco o non gioco, tattica o non tattica, filosofia che mira più ad uno o ad un altro obiettivo, ciò che conta, che è insindacabile e che poi definisce qualsiasi tipo di giudizio e di ragionamento nello sport, sono i risultati, quelli che questa Varese sta ottenendo, quelli a cui questa squadra adesso è chiamata a dare continuità a partire dalla sfida di domenica contro Treviso in casa, l’ennesimo esame di maturità di una squadra che finora ha sempre fallito quando è stata chiamata a fare il passo in avanti decisivo ed è singolare come il destino le metta proprio davanti quella Treviso che quest’anno ha tolto il primo grande obiettivo alla portata della OJM, ossia le Final Eight di Coppa Italia.

Un monito che deve servire da spia che deve rimanere ben accesa tutta la settimana, per una partita tutt’altro che semplice al di là di quello che dice la classifica, perché vale tantissimo per la Nutribullet ma vale ancor di più per Varese che nella ricerca di un sogno, chiamato playoff, cerca la vera essenza di sé stessa, che sta mutando riportando alla luce anche ciò che era stato accantonato per tanto tempo e che può essere arma decisiva in una corsa versa la post season che ai piedi del Sacro Monte manca da fin troppo tempo.

Alessandro Burin

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