
“Penso che la chiave di volta delle nostre prestazioni siano i nostri lunghi“. Parole per voce e conto del presidente della Pallacanestro Varese Toto Bulgheroni nella nostra intervista di ieri, mercoledì 18 febbraio. E come non dare ragione a Toto che come sempre riesce a centrare in maniera diretta e chiara il centro focale della discussione.
Le prestazioni di Renfro e Nkamhoua, decisive contro Brescia, determinanti per quello che potrà essere il cammino da qui alla fine del campionato della Pallacanestro Varese, che ha il dovere di provare a centrare l’obiettivo playoff, ora a soli due punti di distanza, in un campionato tanto equilibrato quanto aperto ed imprevedibile.
Perché per una piazza come quella bosina sognare è d’obbligo, provarci ancor di più, tenuto conto che la missione salvezza, a meno di harakiri è fondamentalmente compiuta (a +8 su Treviso ultima in un campionato in cui, stante l’esclusione di Trapani, il numero delle retrocessioni sarà ridotto a 1) e che la squadra di Kastritis ha dimostrato di poter avere le carte in regola per provare ad entrare tra le prime 8, a patto di non ricadere sempre negli stessi errori che ciclicamente hanno contrassegnato il cammino di questo gruppo, segnandone un percorso molto altalenante in campionato; a patto di aver sdoganato finalmente ciò che da anni veniva visto quasi come uno stigma da tenere ben lontano, ossia il peso e la struttura della squadra sotto canestro a favore di atletismo e verticalità.
Il famoso “quintettone” con Nkamhoua a giocare da 4, ruolo per il quale fu comprato quest’estate, e Renfro da 5, potendo così dare sostanza e peso sia in attacco che in difesa sotto le plance ma soprattutto variando lo spartito tecnico-tattico a disposizione della squadra biancorossa, altrimenti fin troppo monocorde e facile da leggere per gli avversari.
A questo ci aggiungiamo la possibilità di integrare un’ala piccola di ulteriore struttura fisica quale possa essere Assui, o di qualità come Alviti e perché no, anche atletismo ed energia come Moore all’occorrenza, rendendo veramente complicata l’interpretazione della partita da parte degli avversari.
Il “quintettone” per reggere meglio i continui cambi difensivi senza andare per forza di cose in sofferenza sui miss match e per alzare l’efficacia a rimbalzo di una squadra chiamata a correre quanto più può in transizione. Il tutto a patto che soprattutto Renfro sappia gestire al meglio i falli e soprattutto sia in una condizione fisica accettabile tale da poterlo tenere in campo finalmente ben più di quei 20 minuti di utilizzo di media che ne hanno segnato il cammino fino ad oggi in maglia OJM, andando finalmente a sdoganare definitivamente, forse, quel “quintettone” che può davvero essere la chiave di volta per il finale di stagione biancorosso.
Alessandro Burin























