Una rapporto di lavoro, ma soprattutto di reciproca stima e profonda amicizia, che prosegue ininterrottamente dal 2005. Questo il legame che unisce due dei protagonisti della freschissima promozione della Solbiatese in Serie D: mister Roberto Gatti, passato ai nostri microfoni direttamente nel post-partita di Soncino, e il suo storico preparatore atletico Giorgio Clerici, che ha invece dovuto seguire la partita a distanza a causa di un intervento chirurgico a cui si è sottoposto proprio in questi giorni. Due scenari diversi, la stessa identica gioia, coincisa per l’esattezza con la loro settima promozione insieme.

Dalle vittorie del campionato di Prima Categoria con Cistellum e Marnate ai titoli di Promozione con lo stesso Marnate e la Vergiatese, a cui si aggiungono le vittorie in Eccellenza con Inveruno (abbinata anche alla vittoria della Coppa Italia) e Sant’Angelo. Il loro percorso li ha visti poi impegnati, tra le altre piazze, per due anni a Mendrisio, nella terza serie svizzera, per un biennio in Serie D a Caronno Pertusella, per una stagione in D al Sant’Angelo, con salvezza raggiunta tramite i playout, e la scorsa stagione in Eccellenza alla Rhodense, portata fino al primo turno dei playoff.

Nel complesso, per Clerici, si è trattato del diciassettesimo successo in trentatré stagioni: precedentemente al seguito di mister Ponti, la sua carriera da preparatore atletico era iniziata e proseguita con numeri da record. Nei suoi primi anni, ha infatti messo in bacheca i titoli di Terza e Seconda Categoria a Locate Varesino, Seconda e Prima Categoria a Samarate, Seconda e Prima Categoria a Ceriano Laghetto, Seconda e Prima Categoria a Morazzone, Terza e Seconda Categoria a Castiglione Olona.

Domenica non sarà stato fisicamente con la squadra, ma ogni suo pensiero ero rivolto a quel campo. Seguire da lontano aumenta la tensione? Cosa le è piaciuto di più della prestazione?
“Diciamo che la tensione non è nel mio DNA. I ragazzi hanno fatto una grande partita, con una prestazione ottima in tutti i reparti. All’andata avevano sofferto un po’ di più, trovando comunque due gol nel secondo tempo; questa volta, passati in svantaggio su rigore, sono stati bravi ad avere una reazione immediata, dopo neanche un minuto, e a quel punto la mente si è liberata e hanno giocato come sanno. Oltre che ottimi giocatori, sono anche grandi campioni, dentro e fuori dal campo”.

Questi mesi a Solbiate sono stati un periodo breve ma intenso. Per lei che di piazze ne ha sperimentate davvero tante, com’è stato fare parte di questa società?
“La Solbiatese è una società di bravissime persone. Quando Roberto (Gatti, ndr) è stato chiamato a febbraio, ha chiesto di poter portare anche me, senza andare a sostituire nessuno, e a questo proposito devo ringraziare Gorrasi, che mi ha fatto diventare parte di questo splendido gruppo. Sono entrato come collaboratore tecnico e atletico, per non disturbare il lavoro del preparatore Stefano Viganò, un ragazzo eccezionale che svolge il suo lavoro in modo impeccabile. Mi sono messo a sua disposizione e gli dicevo sempre che io ero lì a imparare, non a insegnare. Siamo andati molto d’accordo sin da subito, tant’è che mi sembrava di conoscerlo da anni. Come lui, anche il resto dello staff è di categoria superiore, dai due fisioterapisti al team manager Concolato fino ai dirigenti Pivetta e Barban, che volevano addirittura mandare un’auto attrezzata per venirmi a prendere in ospedale e portarmi a Soncino in carrozzina. E poi il presidente, con cui c’è sempre stato un grande rispetto reciproco”.

La sua collaborazione con mister Gatti è la prova che nello sport e in particolare nel calcio esistono ancora legami duraturi che vanno oltre il campo. Come si arriva a costruire qualcosa del genere?
“Vedendoci quasi tutti i giorni da vent’anni, gli dico sempre che ormai passo più tempo con lui che con mia moglie (ride, ndr). Per me è come un fratello acquisito e la stessa cosa vale anche per lui. L’intesa che abbiamo è qualcosa difficile da spiegare e anche le nostre famiglie sono molto legate. La nostra prima stagione insieme è stata a Cistellum. Ai tempi allenavo da un’altra parte, ma essendo nato a Cislago avevo portato un paio di giocatori nella squadra. Da lì abbiamo fatto amicizia e non ci siamo più separati. Il resto è la nostra storia, non lo abbondonerei mai”.

Di successi ne avete vissuti molti e in svariate categorie. Quali sono stati i più difficili da raggiungere?
“Uno dei più difficili, perlomeno sulla carta, è stato il campionato di Promozione con la Vergiatese. Eravamo in Svizzera quando abbiamo ricevuto la chiamata di Tosca e Cuscunà, il primo grande amico del mister, il secondo grande amico mio. La squadra in quel momento era nona e mancava una giornata alla fine del girone di andata. All’esordio abbiamo perso con il Ponte Tresa, ma da lì abbiamo inanellato un filotto di risultati che ci ha portato a vincere il campionato. Un’altra promozione significativa è stata quella con l’Inveruno. Con dodici punti di distacco dalla Solbiasommese, siamo andati a vincere in casa loro e pian piano abbiamo recuperato terreno. Poi non posso non menzionare il Sant’Angelo, una società a cui sono particolarmente affezionato, con un presidente, Balzano, con cui ho mantenuto un bellissimo rapporto. Tre anni fa ci siamo salvati ai playout con la Correggese, con il gol di Gomez al novantunesimo minuto: è stata una gioia enorme, come se avessimo vinto il campionato, davanti a un pubblico spettacolare”.

Quella che si è appena conclusa è stata la sua trentatreesima stagione in veste di preparatore atletico. Quali sono gli ingredienti essenziali per realizzare un percorso così lungo e continuativo?
“Sicuramente la passione ma anche la capacità di adattarsi e rinnovarsi. Gli allenamenti cambiano ogni due o tre anni, in base alle tendenze che arrivano dalle Serie A e B, e i preparatori devono aggiornarsi costantemente per non diventare antiquati. A me piace molto seguire i corsi brasiliani e spagnoli, perché conosco preparatori che sono miei carissimi amici; si fanno anche videochiamate con altri allenatori e addetti ai lavori per confrontarsi e scambiarsi le idee, che poi ognuno chiaramente sviluppa a modo suo. La sostanza è sempre la stessa: corsa, forza, velocità, tecnica, tattica… ma allo stesso tempo bisogna aggiornarsi e saper dare sempre qualcosa in più ai ragazzi”.

Tornando all’esperienza in nerazzurro, cosa porterà con sé di questo gruppo?
“Sicuramente i bei rapporti che si sono creati. Conoscevo già Buba (Silla, ndr), Puka e Cosentino, che li avevo avuti sia a Caronno sia a Sant’Angelo; ma sin da subito si è creata una buona alchimia con tutti. Al nostro arrivo, avevamo trovato una squadra triste, spenta, che non rideva mai. Abbiamo cominciato a farli divertire e in questo il mister è stato un maestro, perché da quel giorno hanno remato tutti dalla stessa parte, più uniti che mai. Tutti dicevano che la Solbiatese era una squadra forte e il perché era davanti ai nostri occhi: sono un gruppo eccezionale, chiaramente trainato dai più vecchi, come Guidetti, Cocuz ‘il generale’ e il capitano Gabrielli, che io chiamavo ‘il guerriero’. Vedere questo cambiamento è stata una grande soddisfazione e ognuno di loro, per l’impegno, la fatica e la persona che è, si è meritato questa promozione”.

Silvia Alabardi

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