
Nel gioco dell’oca, in uno degli ultimi passaggi prima del traguardo finale, c’è una casella sulla quale se finisci ti rimanda in un momento al punto di partenza, cancellando tutta la fatica e quanto di buono fatto per arrivare fino a quel punto. Ed allora prendiamo in prestito la frase tanto giusta quanto, ahinoi tutti, profetica, di Max Ferraiuolo di qualche giorno fa ai nostri microfoni che diceva proprio questo parlando della partita andata in scena ieri sera contro Reggio Emilia, da chi di basket ne mastica da tantissimo tempo e sa riconoscere i pericoli delle situazioni.
Peccato che, purtroppo, le sue parole di avvertimento siano servite a nulla vista la sconfitta, per certi versi indecorosa, che la Pallacanestro Varese ha subito contro la UNAHOTELS per 61-76. Una non partita quella giocata da Varese, messa sotto dal primo all’ultimo minuto da una formazione, quella reggiana, che ha giocata una gara solida, intelligente e concreta ma che non ha certo fornito una prova da far stropicciare gli occhi e pensare che fosse impossibile il realizzarsi di un altro risultato.
Ma la Pallacanestro Varese di quest’anno è questa qui: una squadra che palesa evidenti problemi caratteriali e di personalità, che per l’ennesima volta fallisce la prova del 9 nelle migliori condizioni possibili in cui questo esame potesse arrivare per Iroegbu e compagni. Se con Udine si pensava di aver toccato il fondo ci si sbagliava perché quantomeno lì c’era la scusante dell’assenza di Alviti (al netto poi della prova assolutamente negativa dell’italiano ieri sera) e a Treviso mancava Moore, mentre ieri c’erano tutti e stavano bene eppure il risultato è stato lo stesso.
Questa volta però ci sentiamo di andare oltre il campo, oltre le 15 palle perse, oltre il 4/24 da tre punti, oltre i 44 rimbalzi, di cui 16 offensivi, concessi a Reggio Emilia, oltre l’ennesima partita in cui tieni un tuo americano ormai relegato ai margini del roster ma ti ostini a non volerlo cambiare per chissà quale motivazione di fondo (la scusante degli equilibri sottili sulle rotazioni negli esterni non regge più), oltre l’ennesimo panchinamento perpetuo di Ladurner e la crisi ormai certificata di Assui.
Andiamo oltre e guardiamo alle parole di Kastritis in conferenza in conferenza stampa post partita, che non si sente di recriminare nulla ai suoi giocatori, che derubrica la sconfitta a mera casualità di un percorso stagionale della serie “serate così possono capitare” ma che soprattutto parla di problema nel fissare obiettivi a lungo termine, siano esse le Final Eight di Coppa Italia o l’ambizione playoff perché “il livello di questo campionato non ci permette di poter fare considerazioni successive a quello che sarà il nostro sforzo del prossimo allenamento“: ci scuserà il coach greco se questa volta ci sentiamo veramente lontani da questo pensiero e da queste parole, che però purtroppo sono lo specchio di una spirale di mediocrità che ormai ha assuefatto, rapito, sommerso la Pallacanestro Varese degli ultimi anni, parlando ovviamente solo di risultati sportivi e dalla quale, da queste parole, si evince che anche in questa stagione molto ma molto difficilmente, se ne potrà uscire.
Alessandro Burin























