
Venerdì 27 marzo dalle ore 20.00 all’Acinque Ice Arena ci sarà il consueto incontro di fine stagione tra squadra e tifosi: l’annata sportiva dei Mastini è finita lo scorso giovedì in gara3 di semifinale ad Aosta (la serie si è chiusa sul 3-0 in favore dei padroni di casa) e proprio sabato i Gladiators daranno il via alla finale con gara1 in quel di Caldaro.
Come da tradizione, quindi, in casa Varese è tempo di bilanci e a prendere la parola è il direttore sportivo giallonero Matteo Malfatti: “Inutile negare che abbiamo vissuto una stagione travagliata per mille motivi, a cominciare dalla conduzione tecnica della squadra. La questione Devèze è ormai parte del passato, ma continuo a pensare che in quel momento la soluzione Da Rin fosse la migliore; per come si è poi evoluta la stagione, però, avevamo bisogno di altro Juhani Matikainen è stato un inserimento di primo piano. Parliamo di un ottimo allenatore che si è dedicato al 100% alla nostra causa e in due mesi è riuscito a fare tantissimo, sia a livello di impostazione tecnica che di amalgama del gruppo”.
Proprio la conduzione tecnica è però stata uno dei temi principali di discussione, dato che è raro vedere tre allenatori sulla stessa panchina in una stagione.
“Non ho problemi ad assumermi la responsabilità di quello che si è rivelato un errore. Dopo l’anno di Glavic, abbiamo voluto tornare in una sorta di comfort zone con Devèze, ma sono state sottovalutate alcune questioni che ci hanno obbligato subito a cambiare strada. Al netto di questo, abbiamo chiuso la stagione al terzo posto dietro due squadre del calibro di Caldaro e Aosta che, oggettivamente, hanno qualcosa in più di noi; ed è giusto che siano loro a giocarsi la finale. Chiaro che una squadra come Varese debba sempre lottare per vincere, e la nostra volontà era proprio quella, ma bisogna avere la lucidità nell’ammettere che siamo dove meritiamo di stare. Chi vincerà? Caldaro sulle sette gare ha qualcosa in più, ma per quanto dimostrato quest’anno sarei contento se dovesse vincere l’Aosta: al netto di screzi e incomprensioni, è sempre stata una società amica con cui per anni abbiamo portato avanti un discorso di farm team. In questa stagione ha lavorato bene sui giovani, ha tenuto botta nel momento più difficile e si è conquistata con merito la finale che mi auguro possa vincere”.
Cosa serve per fare lo step che manca e tornare a vincere?
“Bisogna intervenire su diverse questioni, a cominciare dai ruoli chiave. Il presupposto di partenza deve essere quello di non perdere troppi punti durante la stagione, vale a dire iniziare senza incognite come avvenuto quest’anno. Ad oggi abbiamo tantissimi allenatori che si propongono, ma proveremo a confermare Juhani perché potrebbe rappresentare per noi un valore aggiunto”.
E per quanto riguarda il roster?
“A prescindere da chi sarà il coach, le scelte di mercato saranno sempre condivise con l’allenatore: la squadra dovrà diventare a sua immagine e somiglianza. Presto sarà ufficializzata un’importante novità da parte della Federazione: decadrà la questione ucraini, ma ogni squadra potrà tesserare tre stranieri a patto di avere un portiere italiano. Di conseguenza il livello dell’IHL si alzerà e, di pari passo, si potrà proseguire lo sviluppo e la crescita dei goalie azzurri”.
La prima ovvia considerazione è che Filippo Matonti resterà centrale nel progetto giallonero, mentre Pisarenko saluterà Varese. Esatto?
“Proprio così. Abbiamo la fortuna di avere un profilo del calibro di Pippo, diciottenne che è titolare della Nazionale U20 e che il bisogno e il diritto di crescere rispettando i giusti step. Per questo motivo, la scelta di Sergei al suo fianco era quella giusta: Pisarenko ha indubbiamente avuto un rendimento altalenante, ma ha comunque dato il suo contributo e, senza l’infortunio, avrebbe recitato un ruolo più preponderante ai playoff. Lo ringrazio per quanto fatto qui a Varese e gli auguro il meglio per la sua carriera: i nuovi regolamenti impediscono anche solo di ipotizzare un suo rinnovo. Di riflesso dovremo cercare il profilo migliore da affiancare a Pippo: il portiere è un elemento predominante in una squadra di hockey e per vincere bisogna averne due di livello, in modo che se il “titolare” s’infortuni o sia indisponibile, la squadra non ne risenta. Trovare portieri del genere è chiaramente complicato: giusto per fare un nome, credo sia difficile che Rohregger lasci Caldaro, ma troveremo senz’altro il tassello giusto da inserire che aiuterà Pippo a crescere”.
Parlando di portieri, la semifinale contro Aosta ha inevitabilmente riportato in auge la questione Rocco Perla.
“Questione che mi auguro di chiudere definitivamente onde evitare ulteriori incomprensioni: Rocco Perla è andato via da Varese per diversi motivi, a cominciare dal fatto che aveva bisogno di un ambiente più tranquillo e con meno pressioni dove poteva sentirsi sicuro di essere titolare. Come ho detto in precedenza, per quanto ci riguarda un portiere deve avere la giusta contrapposizione e qui a Varese il dualismo con Matonti l’avrebbe portato a non giocare sempre. Lui è stato chiaro, voleva essere titolare, e ha fatto benissimo a trovarsi un’altra squadra. Il suo ciclo a Varese si era chiuso ma, al netto di altre incomprensioni che ci sono state, nessuno ha mai dubitato del suo valore; anzi, credo si sia visto proprio in semifinale”.
Tornando al mercato, quindi, arriverà un portiere. E per quanto riguarda gli stranieri?
“Makinen ha un altro anno di contratto, per cui la sua permanenza non è in dubbio. Alla luce della stagione che ha fatto, di certo uno come Bastille avrà diverse offerte: capiremo come muoverci per quel che riguarda gli altri due slot. La piazza di Varese vanta comunque un discreto appeal: da ds non è che io mi diverta a cambiare giocatori tanto per, ma ogni estate vanno fatte valutazioni legate a diversi fattori. A tal proposito, voglio ribadire un concetto a me caro: invito tutti ad essere più propositivi in senso generale, a vivere l’hockey come una grande passione senza trasformarla in ossessione. Come ammesso, noi siamo i primi a fare errori, ma io e Carlo (Bino, ndr) ci mettiamo costantemente in discussione per commetterne meno. Dietro ogni scelta c’è un lavoro pazzesco e a volte si eccede troppo nel pessimismo, in ragionamenti distruttivi che portano solo conseguenze negative. Capisco il tifo, e ringrazio i tantissimi tifosi che ci sono stati vicini; accetto le critiche, ma gli insulti no”.
Chiudendo con una riflessione generale sul movimento, tra l’interesse generato dalle Olimpiadi e il ritorno di Milano, quale sarà il futuro dell’hockey italiano?
“Che sia in ALPS o in ICE, una squadra come Milano rappresenterà sempre un plus per tutto il movimento. Milano è una piazza storica, è in posizione centralizzata e ha un peso specifico non da poco: se l’iscrizione dovesse andare in porto si potrebbe innescare fin da subito una reazione positiva per chiunque. L’IHL ha già parzialmente risposto con la regola dei tre stranieri, imprescindibile per alzare il livello. Ma auguro che questi siano i primi passi verso la riunificazione del campionato che, ne sono certo, avverrà: presto si potrà tornare a lottare per un vero Scudetto e Varese avrà la possibilità di giocare il suo vero derby, quello contro Milano”.
Matteo Carraro























