Il retrogusto amaro per non essere riuscito a regalarsi almeno una vittoria nei playoff, l’orgoglio e la soddisfazione di chi sa di aver condotto una stagione veramente ottima sotto tutti i punti di vista. Lo stato d’animo in casa BasketBall Gallarate si divide tra queste due emozioni dopo la fine della stagione sportiva, culminata con la sconfitta in Gara2 dei quarti playoff di B Interregionale contro Gorizia per 90-94 al termine di una partita epica.

Un’annata, quella appena conclusa dai biancorossi, che ha riportato entusiasmo, ambizione e senso di appartenenza in una piazza che aveva bisogno di tornare a sognare dopo una salvezza raggiunta solo all’ultima possibilità disponibile l’anno prima. Così le 16 vittorie stagionali, la partecipazione alla post-season e le due grandi partite giocate contro la Dinamo, hanno chiuso il quadro di una cavalcata che il capitano di BBG, Giovanni Romanò, descrive così.

Partiamo da Gara2 di mercoledì, quanto amaro in bocca rimane?
“Tanto, perché sentivamo di meritarci almeno una vittoria viste le due partite fatte con Gorizia. Purtroppo alcuni episodi non ci hanno premiato, specialmente in casa abbiamo peccato nella gestione degli ultimi possessi, però abbiamo fatto una grande partita segnando 90 punti, difendendo con grandissima solidità e intensità e loro hanno dovuto affidarsi a tante soluzioni estemporanee per riuscire a vincere. Complimenti a loro. Amarezza sì però usciamo a testa altissima”.

All’amarezza, infatti, si contrappone l’orgoglio per quanto fatto in stagione…
“Assolutamente sì. Eravamo una squadra nuova, molto giovane, con tanti ragazzi alle prime esperienze chiamati ad avere un ruolo concreto in questo campionato. Ad inizio stagione, quando tra la sfortuna e la nostra poca esperienza nella gestione dei finali abbiamo perso qualche punto di troppo, sarebbe stato facile disgregarsi, invece abbiamo risposto da squadra vera, ci siamo compattati e penso che da lì sia partita la crescita della nostra squadra, considerando che siamo rimasti senza Meier per due mesi. Ciò di cui dobbiamo andare più orgogliosi è la crescita esponenziale e continua mostrata durante l’anno sotto tutti i punti di vista: tecnico, tattico e soprattutto caratteriale, sia a livello individuale che di collettivo”.

Da capitano ha interpretato al meglio il suo ruolo in Gara2 in maniera magistrale guidando la squadra per 40′: è felice a livello personale di quanto fatto sia in campo che nello spogliatoio?
“La cosa che mi fa più felice è stato toccare con mano il consolidamento di tanti legami fra noi, fra lo staff, la dirigenza, c’è sempre stato un clima di rispetto e supporto anche nei momenti difficili e secondo me questo parte prima dallo spogliatoio e dallo stare bene fuori dal campo e poi si riflette in campo: Da capitano sono orgoglioso di quanto abbiamo fatto, coordinandoci sempre con gli allenatori, lavorando in palestra e meritandoci questa stagione. Non sono un leader di tante parole, preferisco i fatti: ho sempre cercato di dare l’esempio in campo e mantenere un bel clima nello spogliatoio ma non c’è mai stato bisogno di un vero e proprio intervento perché sono tutti bravi ragazzi, che si stimavano e con la voglia di vincere”.

Secondo lei quali step di crescita ha compiuto la squadra e quali invece quelli che sono mancati?
“Tra quelli fatti sicuramente penso sia evidente la crescita nella gestione dei finali punto a punto, abbiamo imparato a dare noi la zampata decisiva e non subirla e penso alle due gare con Saronno tra andata e ritorno come esempio massimo di questo. Poi abbiamo fatto un grandissimo lavoro a livello difensivo, se non sbaglio abbiamo concluso la stagione come la terza miglior difesa del campionato; non abbiamo mai subito a rimbalzo pur essendo una squadra “piccola”; abbiamo trovato la nostra identità e non l’abbiamo persa, riuscendo sempre a imporre il nostro gioco. Ciò che ci è mancato magari è stato un pò di cinismo, ma chiedere di più di quello che si è fatto alla nostra squadra oggettivamente è complicato, poi il resto è pallacanestro. Abbiamo sempre dimostrato una voglia enorme di vincere”.

Quali i momenti chiave della stagione a livello di partite?
“Sicuramente la capacità di piazzare tre importanti vittorie con Gazzada, Pizzighettone e Marnate dopo le sconfitte all’ultimo con Saronno e Varese. Poi penso la vittoria a Saronno nel ritorno e quella con Pavia in casa. Alla fine abbiamo sempre lottato con tutti e questa è la cosa più importante”.

Come ha visto Allegretti da allenatore al primo anno in B?
“Mi sono trovato molto bene con il coach. Ha portato la sua esperienza da giocatore, non ha mai perso la compostezza, ha alzato la voce quando serviva, prediligendo prima di tutto il lavoro in palestra. Anche durante i playoff ha trovato accorgimenti tecnico-tattici che hanno fatto la differenza e quindi penso che alla prima esperienza in B abbia fatto un eccellente lavoro”.

Quale il compagno che è cresciuto di più secondo lei?
“Difficile dirlo. Penso che Clerici abbia fatto molto bene dopo un’annata complicata, Meier dopo tanti anni a Cernusco ha cambiato e non era facile confermarsi ai suoi livelli, Ciccarelli ha fatto un grande lavoro, così come Beretta, Veronesi e Lunardi. Tanti singoli hanno dimostrato una crescita importante e questo ci ha aiutato moltissimo”.

Come si è trovato a Gallarate e che legame ha stretto con tutto l’ambiente?
“Mi sono trovato benissimo, sono stato accolto alla grande: gli obiettivi sono stati definiti subito e questa cosa è stata fondamentale secondo me per lavorare con la giusta direttrice tutto l’anno. Mi sento tanto legato anche a figure esterne al gruppo squadra ma a tutto lo staff, anche dirigenziale e societario. Dopo un anno non semplice per me è stato bellissimo trovare un ambiente così, ho vissuto una di quelle stagioni che mi fanno ricordare perché amo la pallacanestro e perché faccio tanti sacrifici per questo sport”.

Alessandro Burin
Foto Pietro Milani

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