
Il dojo Deaishin Varese torna da Novara con un bottino ricco di medaglie e, soprattutto, con la conferma di un percorso di crescita solido e continuo. La Coppa Italia si è rivelata un banco di prova importante per i karateka varesini, capaci di distinguersi in diverse categorie tra katà e kumitè, portando a casa risultati di prestigio e segnali incoraggianti anche sul piano tecnico ed esecutivo.
A raccontare il momento della società è il Maestro Flavia Uboldi, che analizza non solo i successi ottenuti, ma anche gli aspetti organizzativi della competizione, le modalità di accesso e il livello generale della manifestazione. Dall’approccio mentale degli atleti, spesso alle prime esperienze, fino allo sguardo rivolto al futuro tra nuove gare e crescita del vivaio, senza dimenticare un approfondimento sul tema della difesa personale e sull’importanza della gestione verbale nelle situazioni di pericolo.
Maestro Uboldi, quali vostri karateka sono stati premiati in Coppa Italia?
“A Novara, il 12 aprile, oro per Sofia Avanti nella categoria 17 anni cinture nere, per Lisa Carletti, cinture nere 12 anni, argento Elena Russo, cinture gialle 8 anni, per Antonio Di Bari cinture gialle 6 anni, argento per Noemi Tonetti cinture arancioni 8 anni, per Daniele Brambilla cinture marroni 11 anni, per Caterina Miggiano cinture marroni 10 anni, per Federico Miggiano, cinture nere 12 anni, per Michelle Gervasini cinture gialle 12 anni; loro hanno svolto tutti il katà, mentre Francesco Calandro ha vinto l’argento nel kumitè nella categoria Seniores 72kg. Sono stati ottimi i quarti posti di Youssef Zammalli, Martina D’Anteo, Giulia Perusin, Giulia Salvadori e Joele Comendulli. Nella prova del katà a coppie, oro per le cinture nere Lisa Carletti e Caterina Miggiano, mentre argento sia per Joele Comendulli e Daniele Brambilla, sia per Giulia Salvadori e Michelle Gervasini. Nel kumitè invece bronzo per Daniele Brambilla cinture marroni esordienti, e anche per Francesco Calandro, della categoria Seniores cinture nere 72 kg”.
Per voi del Deaishin cosa dimostrano questi traguardi raggiunti?
“Un evidente e notevole miglioramento esecutivo del nostro karate, il quale è merito sia di tutti noi tecnici sia di tutti i nostri atleti o karateka”.
Come avete avuto l’accesso alla Coppa Italia?
“Siamo andati direttamente; noi del Deaishin partecipiamo alla Coppa Italia di karate sin dal 1992, e da allora abbiamo vinto molte medaglie. In generale, vi è il campionato nazionale di karate, e anche la Coppa Italia, come competizione, alla quale di solito, così come nel caso di quest’edizione, partecipano tutti i dojo di karate provenienti da tutte le regioni d’Italia. In Coppa Italia, nel complesso gareggiano gli atleti di tutte le cinture ed età, a partire dalle bianche fino alle nere, ed è inclusa infine anche la categoria Master, riservata agli over 35 anni, che può comprendere anche dei sessantenni”.

I vostri atleti dalle cinture colorate erano emozionati?
“Sì, erano molto emozionati, perché per diversi di loro era solo la prima o seconda gara di karate alla quale partecipavano, e attualmente, molto appassionati e ben coinvolti nel clima della gara o in quello agonistico, mi chiedono ad esempio quando svolgeremo la prossima”.
Come vi preparate in occasione della Coppa Italia?
“Ci alleniamo anche il sabato, e queste sessioni sono in generale dedicate ai nostri karateka agonisti; in merito a quest’edizione, sono molto soddisfatta in particolare del nostro buon livello di katà a coppie dimostrato”.
L’organizzazione e l’arbitraggio?
“Il mio giudizio complessivo è ottimo, ed è dovuto soprattutto alla puntualità e, in alcuni casi, anche all’anticipo nelle tempistiche”.
Cosa occorre ancora consolidare nel vostro karate?
“Credo che nel kumitè dovremmo essere più rapidi e incisivi, e ciò richiede, in merito, una maggiore preparazione atletica, mentre nel katà ritengo che dovremmo invece dimostrare più forza, soprattutto nello svolgimento delle tecniche”.
Presso il Deaishin, svolgete dei corsi di difesa personale?
“Sì, di Krav Maga e di metodo MGA”.
Secondo lei, qual è la reazione verbale più consona, dinanzi a una grave minaccia gestuale?
“Una risposta a tono, di poche parole, umoristica ma non sarcastica, allo scopo di non offendere, ma di sdrammatizzare la situazione di pericolo reale, mantenendo sempre la calma, pacatezza e l’equilibrio; ritengo che l’aspetto fondamentale in quel caso sia più psicologico, il quale consiste nel gestire sul piano mentale quel contesto al meglio, nonostante l’evidente gravità della provocazione. Se invece si tratta solamente di un insulto, credo che si potrebbe anche ignorarlo”.
In ambito femminile, come considera la difesa personale verbale?
“Capita spesso che delle donne litighino verbalmente fra loro; credo che occorra sempre gestire l’emotività con tranquillità, e rispondere sempre a parole, in modo diretto ma razionale, anziché restare passive; ritengo in generale che le donne dovrebbero, anche in occasione di reale emergenza o di pericolo, dimostrare sempre una reazione verbale equilibrata e responsabile”.
Obiettivi futuri?
“In questa stagione forse svolgeremo delle altre gare provinciali e regionali, mentre nella prossima mireremo anche a delle competizioni internazionali; nel complesso disponiamo anche di un ampio vivaio di nuovi e giovanissimi karateka da far evolvere dal punto di vista tecnico”.
Nabil Morcos

























