E’ terminata, lasciando come sempre un vuoto enorme dietro di sé, un’altra edizione, la settima, della Master Cage, il torneo cestistico estivo tra i più attesi d’Italia. Un condensato di emozioni, partite, divertimento e agonismo che ha deliziato tutti gli appassionati e non solo di pallacanestro per tre settimane al Cage Park di via Ticino 305 a Cavaria con Premezzo.

Un’edizione, quella di quest’anno, che si è conclusa con la vittoria dei Miami Heat al termine di un torneo giocato su livelli davvero alti da parte di tutti, in barba a quello spirito goliardico che dovrebbe contrassegnare l’estate. Alla Master, ormai, si gioca e lo si fa sul serio e questo è uno dei punti che più inorgogliscono l’organizzatore Alberto Riganti che, ai nostri microfoni, tracce il bilancio conclusivo di questa edizione e apre ad un importante interrogativo sul futuro, per un torneo che forse ha raggiunto il suo massimo apice.

Riganti, tracciamo un bilancio di questa edizione della Master Cage?
“C’è grande soddisfazione, inutile negarlo. Fare il pieno di emozioni, partecipazione e riuscire ogni anno a mettere in campo uno spettacolo sportivo di questo livello è molto complesso ma estremamente soddisfacente.
Siamo alla settima edizione e come ogni anno abbiamo provato a fare “di più” rispetto all’edizione precedente. Forse ora siamo davvero arrivati al massimo delle nostre possibilità, ed è una bella soddisfazione anche questa”.

A trionfare é stata Miami, era la sua favorita o l’ha sorpresa vedere gli Heat campioni?
“Ho imparato da tempo a non lasciarmi trascinare dalle prime impressioni sui roster, dai nomi altisonanti di giocatori di altissime categorie presentati in fase d’iscrizione e dai primi risultati del campo. Questo torneo si vince arrivando pronti alla fine, avendone capito le dinamiche e dopo aver messo insieme un po’ di chimica. Detto questo, Miami era una squadra forte e molto ben gestita dai miei amici Dani e Albi, ha vinto con merito”.

Ciò che é balzato subito all’occhio é come in campo, ormai, più che un torneo estivo sembra si partecipi a partite di campionato tanta é l’intensità e la serietà con cui i giocatori giocano..
“Ed è proprio questo il segreto di “pulcinella” del nostro successo. I ragazzi che vengono a giocare si esprimono senza riserve, ognuno mostra le proprie qualità e gioca della pallacanestro “vera”. Non mancano ovviamente le giocate spettacolari ed i momenti in cui c’è leggerezza, e guai se non fosse così, ma la grande applicazione che vediamo mettere in campo da tutti è davvero un bel riconoscimento per noi”.

Che valutazione dà dell’esperimento Young Master Cage?
“E’ stato un esperimento che io in prima persona ho voluto fortemente testare. E’ stata un’esperienza positiva, i ragazzi hanno compreso lo spirito del torneo e penso si siano davvero divertiti. Ora abbiamo tutti gli elementi a disposizione per capire se sarà un’esperienza da ripetere con convinzione, da rivedere o da accantonare nel futuro prossimo”.

Parliamo anche di extra campo: i progetti di solidarietà a cui vi siete rivolti come sono andati?
“Abbiamo lavorato a braccetto il gruppo Smile di Castronno e l’associazione InMissione odv-ets, decidendo insieme di destinare il guadagno derivante dalla vendita del food al progetto “giovani e montagna” che quest’ultima sta portando avanti con passione e serietà. Sono molto soddisfatto di questa collaborazione, eravamo tre realtà sconosciute fino a qualche settimana fa: ora abbiamo la consapevolezza di essere diventati un gruppo forte che sa lavorare bene insieme. A loro va il nostro più sincero ringraziamento per quanto fatto durante il torneo”.

Il giocatore che l’ha sorpresa di più e quello che l’ha più delusa?
“E’ difficile rispondere a questa domanda. A me sorprendono tanti ragazzi, sia quelli che arrivano con un grande pedigree e curriculum e poi li vedi immergersi nella realtà e prestarsi alla nostra narrativa scanzonata, sia quelli che vengono da underdog e poi invece riescono ad impattare sul gioco in modo superiore rispetto a quanto fanno durante le loro stagione sportive “canoniche”.  Faccio due nomi: Benjamen Nantah di Academy, che ha vinto l’mvp dell’All Star Game e il premio Rising Star di miglior giovane, ed il mio amico Lorenzo Ghezzi: un giocatore a mio avviso molto più forte di quanto anche lui stesso creda di se. Delusioni non ne ho, sono sincero. Mi spiace per quei (fortunatamente pochi) ragazzi che avevano manifestato interesse nell’esserci ma poi hanno preferito non venire alla Master. A loro dico: non sapete cosa vi siete persi”.

Ora si guarda all’anno prossimo: sappiamo che finita un’edizione sta già pensando alla prossima. Cosa ci aspetta?
“Sono sincero: alla prossima edizione non ci stiamo pensando, ora. La Master Cage 2026 è stata davvero un lavoro complesso, lungo e molto dispendioso. Ovviamente il fatto che questo grande sforzo ci abbia condotto poi ad un grande risultato è per me e per tutti i ragazzi che lavorano alla buona riuscita del torneo, una soddisfazione immensa.  Facciamo cosi: adesso andiamo in vacanza e per qualche settimana stacchiamo la spina. Poi al futuro ci sarà tempo per pensarci”.

Futuro nel quale la Master continuerà il suo percorso di crescita come uno dei tornei cestistici estivi di riferimento a livello, ormai, nazionale?
“E’ una bella responsabilità rispondere a questa domanda. Come dicevo poco fa, sono serio quando dico che per le nostre possibilità , allo stato attuale delle cose è difficile pensare di alzare l’asticella e puntare a crescere ancora. Sarò ripetitivo, ora serve staccare la spina e rilassarci. Ci sarà il tempo per fare tutte le considerazioni che questo splendido progetto merita per poter continuare a crescere”.

Alessandro Burin
Foto di Susanna Arioli

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